AUTO VECCHIE O D’EPOCA, LA SOGLIA DEI 20 ANNI CHE ALTERA IL MERCATO

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Vanno incentivate le auto storiche, non quelle vecchie.

 

Le auto vecchie inquinano tanto di più di quelle recenti e sono molto meno sicure. È questa la priorità che deve ispirare le decisioni del regolatore sul parco circolante. In tale quadro fattuale, vietare la circolazione a vetture Euro 4/5 o addirittura Euro6, limitando la mobilità di chi magari non ha grandi disponibilità, è cosa quanto meno delicata e da gestire con prudenza, accompagnandola con incentivi altrettanto efficaci e mirati, che hanno un costo per l’erario. Tali provvedimenti poi diventano incomprensibili quando lo stesso regolatore incentiva l’uso di quelle molto vecchie: da quest’anno, le auto con più di 20 anni sono soggette a una tassa di possesso pari alla metà, se sono dichiarate storiche.

Per essere considerate tali, le vetture hanno bisogno del certificato di rilevanza storica (CRS) che può essere rilasciato a ogni auto, a patto che soddisfi alcuni requisiti minimi: lo stato di conservazione del veicolo e il fatto che corrisponda alla versione originale, per carrozzeria, motore e telaio. Secondo il Presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani, si tratta di una misura che non andrebbe continuata, per il peso economico e per la filosofia che l’ispira. “Per l’anno in corso – sostiene – abbiamo calcolato che il minor gettito sfiorerà i 7 milioni di euro, a fronte dei 2 che erano stati previsti nella Finanziaria 2019. Nel 2020 stimiamo che la perdita per l’erario sarà intorno ai 25 milioni. Risorse pubbliche che potrebbero essere utilizzate più intelligentemente per aiutare il rinnovo del parco circolante. Ma soprattutto, diamo un messaggio sbagliato, di conservare le auto fino a 18/19 anni, perché poi diventano un affare. Si tratta di un’alterazione del mercato che lo indirizza verso una direzione contraria agli interessi dell’ambiente e della sicurezza.

Le auto sono un prodotto importante, che hanno segnato la cultura del ‘900 e preservare quelle che hanno valore storico è importante. “Sappiamo che le auto oltre i 30 anni sono da ritenersi storiche, come anche la FIVA, Fédération Internationale des Véhicules Anciens, ha confermato recentemente – prosegue Sticchi Damiani – mentre su quelle di vent’anni si dovrebbe consentire il certificato di rilevanza storica (CRS) a una lista di modelli, stabilita in base al design, alla tecnologia e all’innovazione. Questa lista, formata su iniziativa di Ruoteclassiche, è stata sottoscritta da tutti i principali attori del motorismo storico, con l’eccezione dell’ASI (Automotoclub Storico Italiano).

L’umanità tiene alla conservazione degli oggetti che hanno segnato la sua evoluzione, nell’arte come nella tecnologia. Anche per le auto è giusto che sia così, ma separando il grano dal loglio.

 

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore, il 18 dicembre 2019

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