Il colonialismo politico? Ora ci sembra il male minore

 In Bollettino, Nuovo, Società

L’ONU si è accorta che in Libia non sono garantiti i diritti umani. Meno male che c’è la CNN, sennò chi l’avrebbe mai saputo. Ad ogni buon conto, ha prontamente e severamente (come si conviene) bacchettato Italia e UE per le iniziative di contenimento dei migranti. Del resto, come potevano nel 2011 immaginare alle Nazioni Unite che avrebbero gettato il Paese nel caos della guerra civile con la Risoluzione 1973, che istituì una zona d’interdizione al volo sulla Libia, autorizzando dunque Francia, Regno Unito e Stati Uniti, guidati dal Segretario di Stato Clinton (ah, che gran Presidente sarebbe stato!) a bombardare il regime di Gheddafi?

E fosse solo la Libia il problema! Ovunque ci giriamo nei Paesi emergenti troviamo un palpabile deficit di diritti umani e civili. Sono di queste ore le notizie del golpe in Zimbabwe, nella lotta per la successione a Mugabe tra i golpisti della moglie Grace e la fazione del vicepresidente Mnangagwae, già rifugiato all’estero la settimana scorsa. Perfino dal Myanmar arrivano notizie di una pulizia etnica nei confronti della minoranza Rohingya musulmana, a opera del governo di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace e icona dei diritti civili.

Forse conviene una riflessione storica. Abbiamo studiato che il colonialismo delle potenze europee era un’oppressione dei popoli deboli, finalizzata allo sfruttamento delle risorse: andava condannato e l’abbiamo fatto, nel nome della crescita libera e democratica di quei popoli. Solo che nella seconda metà del ‘900 a quel colonialismo ufficiale, di eserciti e politica, se ne sostituì un altro, non dichiarato, di insediamenti economici delle multinazionali. Condizionavano ugualmente i governi, magari con interventi militari coperti o con l’aiuto dei servizi, ma non avevano una faccia politica e non rispondevano all’opinione pubblica in occidente. Opinione pubblica che, se nell’Ottocento era poco informata e sensibile sui diritti degli oppressi, adesso può arrivare a indignarsi e mettere in discussione un governo se vede in tivù immagini raccapriccianti. Ma non è finita, perché dopo le multinazionali occidentali quei popoli stanno conoscendo un altro capitalismo, quello finanziario dei capitali asiatici, che hanno già piantato ottime radici in Africa, accaparrandosi molte delle risorse e finanziando le opere necessarie a sfruttarle in modo efficiente.

Insomma, come spesso accade, da una lettura laica della storia potrebbe emergere che proprio quel colonialismo politico era il male minore e che oggi, con un’opinione pubblica sensibile e informata, avrebbe potuto essere la vera strada verso la crescita democratica e civile per tanti popoli.

Articolo pubblicato su Il Giornale il 16 novembre 2017 a firma di Pier Luigi del Viscovo

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