Da superare è la mera esposizione

 In Bollettino, Nuovo

Nel 1840 occorrevano 5 giorni per arrivare da Firenze a Roma, mentre oggi è sufficiente 1 ora e mezza. Solo dieci anni fa, ogni importante Paese produttore aveva il suo autosalone internazionale, mentre oggi si discute se averne uno o due in Europa, e altri due/tre nel mondo. Mantenendo lo stesso format del secolo scorso, ossia esporre le macchine, si rischia di fare la fine delle diligenze con l’avvento del treno. L’interesse per le macchine c’è ancora, anzi forse è più vivo che mai, tra i clienti come tra gli operatori. Solo che ciò che vogliono è qualcosa di diverso che non la vetrina.

Non ci sono mai state opzioni e novità nell’auto come negli ultimi dieci anni, e i prossimi si annunciano ancora più pregni. I costruttori devono (meglio, dovrebbero) confrontarsi tra loro e con i portatori di altre visioni, visto che non siedono più da soli al tavolo della mobilità individuale, e rischiano di non trovare nemmeno il posto a capotavola.

Poi è necessario coinvolgere le istituzioni, che hanno un ruolo determinante nello sviluppo della mobilità di domani. Furono loro 2mila anni fa a fare quelle strade che poi 19 secoli dopo hanno accolto le auto. Saranno loro a dover costruire le nuove strade, quelle telematiche.

Però un grande Salone è pensato soprattutto per i clienti, che non hanno l’esigenza di vedere i prodotti, ampiamente visibili online. Piuttosto, serve conoscerli dentro, approfondendo tutte le tecnologie che un’auto moderna offre, e che troppo spesso non viene a galla se non dopo aver fatto l’acquisto (e nemmeno sempre, in verità). Poi c’è la necessità di conoscere gli aspetti legati alle propulsioni, non in chiave futuristica, ma calati nelle realtà.

In conclusione, lo spazio per un Salone ci può ancora essere, a patto che risponda alle esigenze di oggi dei suoi visitatori, che non vogliono tanto «vedere», quanto sapere, scoprire, confrontarsi, conoscere. Il bisogno di quest’epoca di cambiamento è la conoscenza. Le persone, dal cliente che compra, al manager che guida, vogliono più luce per orientarsi meglio, perché si muovono in territori inesplorati. Intendiamoci, le macchine restano centrali, ma portano con loro domande diverse da un tempo, a cui può dare risposte un Salone nuovo, ripensato sulla conoscenza, non sulla mera esposizione.

 

Articolo uscito su Il Giornale l’8 ottobre 2018 a firma di Pier Luigi del Viscovo

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