Effetto Cuba sul mercato dell’auto

 In Bollettino, Nuovo

Molti credono che sia il male a spaventare le persone. In parte è così, poi però al male ci si abitua. Al buio no. L’ignoto fa sempre paura. Le persone vogliono conoscere l’ambiente in cui si muovono, quali sono le norme che lo regolano, cosa possono realisticamente aspettarsi nel futuro. Se questi punti di riferimento vengono a mancare, la mente si pone in uno stato di vigile attesa, di osservazione, in ascolto dei segnali per ridisegnare la mappa. E non si muove. I grandi venditori, come i grandi pubblicitari, lo sanno bene e fanno di tutto per offrire un ambiente che dia la percezione del massimo comfort, di grande rassicurazione, perché solo abbattendo le resistenze potrà aver luogo la madre di tutte le azioni dei nostri tempi: l’acquisto.

Le vendite di auto in questi mesi stanno segnando il passo proprio per questo: c’è troppa incertezza in giro. In generale, non si capisce dove stia andando l’economia. A prescindere dal debito e dal suo effetto su figli e nipoti (un collegamento che tuttora ci sfugge o che più probabilmente ci vogliamo far sfuggire), nessuno sa come sarà la situazione a metà del prossimo anno, con gli scenari che si prospettano e senza nessuno al comando, nella migliore delle ipotesi (perché potrebbe anche esserci una regia, ma è troppo brutto anche solo pensarlo).

Potrebbe bastare, ma il mondo dell’auto non è uno che si accontenta: autoreferenziale com’è, ci mette del suo. Le limitazioni alla circolazione, che qualche mente razionale interpreta come stimolo a sostituire l’auto vecchia inquinante con una nuova ecocompatibile, stanno sortendo l’effetto di far rintanare i potenziali acquirenti, in attesa che la nebbia si alzi. Da un sondaggio Ipsos per AgitaLab (il think-tank di Agenzia Italia), il 38% degli automobilisti «prevede di tenere l’auto più a lungo di quanto aveva previsto, per ridurre la perdita» sul valore residuo della vettura usata. Sì, perché metà del campione ritiene che «le limitazioni alla circolazione annunciate da alcuni grandi Comuni riducono il valore di mercato dell’auto al momento della rivendita». Colpa delle amministrazioni, dunque. Però tanti costruttori, che vivono vendendo auto diesel, potevano risparmiarsi di annunciare l’intenzione di terminare la produzione di questo propulsore. Ma questo è il problema quando è la finanza a condizionare le scelte industriali.

 

Articolo uscito su Il Giornale il 31 ottobre 2018 a firma di Pier Luigi del Viscovo

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