Il mito del mercato a quota due milioni di immatricolazioni

 In Bollettino, Nuovo

Il mercato dell’auto somiglia molto, in questi mesi, al gioco delle bocce: la bravura è avvicinarsi al tetto dei 2 milioni senza toccarlo. Aver fissato un anno fa questo obiettivo è costato fior di soldi alle case, che hanno poi dovuto fare di tutto per realizzarlo, svenandosi a forza di auto-immatricolazioni (km 0) e offerte irrinunciabili ai noleggiatori del breve, che avranno prodotto alla fine di dicembre circa 170.000 targhe più dello scorso anno. Senza queste, il mercato starebbe sui livelli fisiologici dello scorso anno o poco sotto, a 1.800.000. Invece chiuderà secondo l’Unrae a 1.980.000, se nessuno si è distratto col panettone mentre un altro faceva il furbetto.

L’altro mutuo sentire riguarda il 2018, che pure dovrebbe danzare intorno ai 2 milioni. Secondo l’Unrae il tetto sarà sfiorato a quota 1.998.500 immatricolazioni, decisamente una previsione accurata, in un mercato dove pure un solo brand può spostare migliaia di auto da un mese all’altro. Anche il Centro Studi Promotor, pur accettando la chiusura dell’anno a 1.970.000 auto, frena molto per il 2018, fermando la previsione a 2.048.000 e rilasciando il consueto ottimismo più avanti, con ben 2.203.000 targhe per il 2019 – ma oggi a chi interessa il 2019? È curioso notare come siano più arrotondate le previsioni per quest’anno, a un mese dalla chiusura, che non quelle del prossimo.

Nella realtà, il prossimo anno non sarà così facile tenere il mercato a quota 2 milioni, visto che l’altro tormentone di queste settimane è il proponimento diffuso di non calcare più tanto sui km zero, fermandosi a una percentuale fisiologica, e senza il super-ammortamento, pur con qualche mese di italiana dissolvenza. Trovare in Italia 150.000 clienti disposti a comprare senza gli sconti dei km0 è possibile, ma dando quegli sconti in altra forma, dunque intaccando comunque i margini. In aggiunta, la mancanza del super-ammortamento potrebbe di fatto raffreddare le offerte dei noleggiatori a lungo, che hanno indotto molte partite IVA a cambiare la macchina grazie a canoni aggressivi.

Un concetto chiave nelle previsioni di mercato è che le forzature (comunque declinate) possono alzare le vendite nel periodo, ma non fanno aumentare i consumi. Mentre nel turismo una tariffa stracciata può indurre a fare un viaggio in più (si tratta di un bene di consumo istantaneo), per le auto non è così. Essendo sì beni di consumo, ma durevoli, chi le acquista lo farebbe comunque, prima o poi. Chi viene spinto a comprare da una super offerta guida un’auto matura per la sostituzione e si trova su un immaginario piano inclinato: all’aumentare della pendenza (promozioni) aumenta la velocità con cui arriva all’acquisto. Ne abbiamo avuto esperienza in questi anni. La grande rottamazione anti-ciclica fece anticipare gli acquisti, ma seguì il crollo sia per la fine degli incentivi sia per l’acuirsi della crisi, dopo la quale c’è stato un rimbalzo. Che si sarebbe stabilizzato sopra 1,8 milioni, senza le forzature ad anticipare messe in campo – si può dissentire, ma allora che senso hanno avuto tutte le auto-immatricolazioni viste quest’anno?

Parlando di volumi e fatturati e margini, vale la pena un cenno alle propulsioni elettriche (le BEV, senza motore termico), per dare un ordine di grandezza e dunque di importanza relativa nel business complessivo. Dopo un 2016 in lieve flessione a 1.400 auto (pari a 8 unità ogni 10.000 immatricolate) il 2017 si avvia a chiudere con una crescita importante, che sfiorerà le 2.000 unità (10 ogni 10.000) e il 2018 probabilmente farà ancora meglio, arrivando a 3.000 macchine (ben 15 ogni 10.000).

In conclusione, un 2018 a 2 milioni, con qualche incertezza e tanti soldi da mettere, dopo un 2017 che chiuderà a 1.975.000, probabilmente e salvo che a qualcuno non sfugga il colpo e bocci tutto – nel mercato a volte può succedere.

 

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore il 29 dicembre a firma di Pier Luigi del Viscovo.

 

 

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