Finita la festa Arriva il conto

 In Bollettino, Nuovo, Società

Gli elettori dei partiti di governo sono entrati in una fase nuova del loro appoggio ai leader, che ancora regge.

È l’impressione che si ricava dalle reazioni alle discussioni sui social. Laddove si compiacevano di stare finalmente nella stanza dei bottoni, da dove poter regolare i conti con i vari nemici, tipicamente l’Europa e il Pd, adesso mostrano un evidente nervosismo, provocato dalla difficoltà che avvertono a giustificare e accettare molti provvedimenti e comportamenti.

C’è stata un’indiscutibile luna di miele, sostanziata da alcuni gesti di galanteria verso i rispettivi elettori. La voce grossa verso qualche disperato per mare ha portato molti nuovi consensi. Non piaceva alla base degli alleati pentastellati, ma era il prezzo da pagare per avere il governo e poi, in fondo, era pur sempre una grana piantata ai poteri forti e ai buonisti europei e pazienza per i disperati. Contemporaneamente, il popolo 5S gongolava per gli annunci fantastici seguiti al crollo del ponte, che raccontavano di un cavaliere bianco che avrebbe regolato i conti e ricostruito subito. Al culmine di questo viaggio di nozze i due offrivano champagne alle spose adoranti sotto il balcone, perché avevano deciso di aggravare ancor più la posizione finanziaria debitoria dei propri figli. Una notte magica, la cui roboante virilità, incurante dello spread, teneva svegli i nemici giurati, le vestali europee che volevano invece castigare l’esuberanza del popolo nuovo.

Poi c’è stato il rientro, in cui ci si liberava delle scarpe della festa, troppo strette per quei piedi non proprio eleganti. La realtà del gasdotto pugliese e dell’Ilva si rivoltava contro le promesse. Dall’altro fronte, s’iniziava a temere che questo potesse comportare davvero il blocco della Tav che non è una nave, non scherziamo. Ma il vero cambiamento nella percezione degli elettori è maturato in questi mesi di frequentazioni con la Commissione e con i mercati. Un po’ come avere a pranzo i suoceri, che ti ricordano che non siete più ragazzini, che l’allegria va bene, ma la spensieratezza non tanto. Forse, se si fosse trattato solo di mandar giù la solita medicina, dal 2,4 al 2 per colpa dei poteri forti, i credenti potevano ancora stare eretti davanti agli inevitabili sberleffi dei soliti «te l’avevo detto». Invece i due hanno scelto la via dell’onore. Non molliamo di un centimetro, anche al 2%, che intanto si ferma al 2,04 che un po’ ci somiglia all’originale.

Purtroppo, per sventolare le due bandiere elettorali, quota 100 e reddito, è stato necessario tagliare, sotto dettatura, tante altre spese e aggiungere tanti altri prelievi, più o meno mascherati. Insomma, gli elettori dei due schieramenti, che sono credenti ma non stupidi, hanno cominciato a capire, da tutti questi interventi, aggiustamenti e tagli, che la storia potrebbe ripetersi. Che non era una festa di paese, dove non si paga. Che alla fine qualcuno presenterà il conto. Non un cameriere magari, ma un tecnico, come l’ultima volta? Il nervosismo ci sta tutto. In prima battuta, addossando la colpa agli altri, ai partner, comme d’habitude. Ben sapendo che di questo passo, soprattutto se non ci sono figli, si arriva agli avvocati. Nel frattempo quando arrivano le critiche reagiscono stizziti e indispettiti. Ma davvero pensavano, i credenti, di vivere in un Paese senza specchi, dove non avrebbero mai visto riflesso il disastro che 6 votanti su 10 hanno causato? Non agli altri 4, ma a tutti e 10, è questo il bello, come spiegava lo storico Carlo Cipolla.

 

Articolo uscito su Il Giornale il 31 dicembre 2018 a firma di Pier Luigi del Viscovo.

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