Formula E, ecco quanto pesa il marketing nel campionato delle monoposto elettriche

 In Bollettino, Nuovo

Il marketing è una cosa importante, lo sanno tutti. È anche difficile e sottile, perché si confronta con l’intimo pensiero di ciascuna persona, ma questo lo sanno in pochi. Un esempio di marketing è la manifestazione della Formula E, le competizioni delle monoposto elettriche, su circuiti cittadini. La finalità è di avvicinare le persone alle macchine elettriche. Il ragionamento sarà stato più o meno il seguente: visto che l’auto ha una forte attrazione per la sua sportività, mostriamo a tutti che anche senza il motore termico ci può essere tanta sportività, e dunque tanto fascino, seduzione, attrazione. In altri termini, se guidi un’auto elettrica non sei meno pilota e non ti diverti di meno.

Però, però. Capita purtroppo che queste vetture abbiano un’autonomia limitata, determinata dai 28 Kwh delle attuali batterie. Una simile disponibilità di energia (ricaricabile in almeno due ore) permette di girare circa 20/25 minuti, alle velocità di gara con picchi di 240 km/h. Di fronte a questo limite, la soluzione adottata è stata di raddoppiare il parco auto, in modo da sostituire la vettura a metà gara e continuare a girare fino ai 50 minuti. Come nella 24 Ore di Le Mans si cambiano i piloti, perché non durano 24 ore, qui si cambiano le macchine, perché non arrivano a mezz’ora. Diciamo subito che dalla prossima stagione saranno disponibili le macchine di seconda generazione, le Spark SRT05e, alimentate da batterie per 54 Kwh, in grado di arrivare fino alla fine ed eliminare il cambio vettura.

Ma per adesso si offre alla gente lo spettacolo sportivo delle monoposto elettriche che a metà gara restano a secco. Mostrando e anzi accentuando uno dei freni, dal lato del cliente automobilista, all’adozione delle auto elettriche. Non è il solo, d’accordo, ma non va sottovalutato. Del resto, che si tratti di un punto debole è dimostrato proprio dal fatto che la prima evoluzione di questi bolidi sia consistita nell’aumentare il range di autonomia ed evitare il cambio macchina.

C’erano alternative? C’è sempre un’alternativa. Si poteva accorciare la durata della corsa, ad esempio. Oppure si poteva sdoppiare la gara, con due gironi di qualificazione da 20 minuti e poi un girone finale sempre da 20 minuti tra i migliori. O probabilmente un’altra ancora, che gli addetti ai lavori avrebbero potuto e dovuto trovare, se il capo del marketing avesse avuto la forza di affermare che no, non si può promuovere un nuovo prodotto, il propulsore elettrico, mostrando a tutti una delle sue più temute mancanze rispetto a quello termico o ibrido: che rimani fermo e devi aspettare ore per ripartire.
Ma evidentemente non era chiaro a tutti il progetto: non si trattava di fare una competizione in più, ma di promuovere (con lo strumento della gara) le auto elettriche, evidenziandone la sportività e celandone i limiti.

Articolo uscito su Il Sole 24 Ore il 9 aprile 2018 a firma di Pier Luigi del Viscovo

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