I voucher funzionano. Il loro abuso è una balla inventata dai sindacati

 In Bollettino, Economia

La Cgil li detesta ma li usa. È falso che questo strumento abbia ostacolato i contratti canonici.

Il voucher è uno strumento per pagare piccole prestazioni evitando che, anche per lungaggini burocratiche, il datore ricorra al nero. Ogni voucher valeva 10 euro, di cui 1,3 all’Inps, 0,7 all’Inail e 0,5 per i costi di gestione. Al lavoratore andavano 7,5 euro. Sono stati utilizzati dal 2008 al marzo 2017, per un volume complessivo di 433 milioni di voucher, che hanno consentito di tenere nella legalità 4,3 miliardi di retribuzioni occasionali, contribuendo alle casse dell’Inps e dell’Inail con un gettito di 563 e 303 milioni, rispettivamente.

I datori che li hanno utilizzati appartenevano per il 46% al terziario: commercio (17,4), turismo (15,1) e servizi (13). I lavori domestici, per i quali si sarebbe fatto abuso di voucher, hanno inciso per meno del 4%. L’anno di maggior utilizzo è stato il 2016, con 1,34 miliardi di euro pagati a 1.776.100 lavoratori, per un valore medio pro capite inferiore a 750 euro. Tanti hanno sostenuto che grazie a loro i datori avrebbero evitato di assumere con un regolare contratto. A 750 euro all’anno? Ma stiamo scherzando? La media del pollo, si dirà. Occorre guardare nelle pieghe, perché lì si annidano gli abusi. Giusto.

Analizzando il 2016, l’anno in cui il numero medio di voucher per lavoratore ha toccato il picco (75 a testa appunto), si scopre allora che quasi 1,5 milioni di lavoratori (l’83% di quelli che nell’anno li hanno ricevuti in pagamento) hanno percepito meno di 1.500 euro in totale. Quasi 250mila (il 14%) hanno invece incassato voucher per un valore compreso tra 1.500 e 3.000 euro. Meno di 50.000 lavoratori (2,6%) hanno ricevuto voucher per oltre 3.000 euro. Dunque, anche questa analisi rende difficile sostenere che ci siano stati abusi, intendendo col termine che il ricorso ai voucher abbia consentito di non assumere il lavoratore con un contratto.

Un altro approfondimento è riferito al 2015, secondo anno per numero di voucher: 108 milioni pari a poco più di un miliardo di euro, pagati a circa 1,5 milioni di lavoratori, in ragione di 700 euro a testa, di media. Guardando in questo caso alla dimensione dell’organizzazione datoriale che li ha usati, si osserva come quasi 41 milioni di voucher siano stati acquistati da piccole realtà con meno di 10 dipendenti, per pagare 841.000 lavoratori, in media 49 voucher a testa, meno di 500 euro nell’anno. I rimanenti 26 milioni di voucher sono stati utilizzati da organizzazioni da 10 addetti in su, nei confronti di 321.000 lavoratori, che hanno percepito in media 800 euro a testa. Le grandi imprese con oltre 1.000 dipendenti hanno usato solo 400mila voucher, pari allo 0,6% del totale, per pagare 4.300 lavoratori occasionali, per un valore medio inferiore a 1.000 euro a testa.

Allora, di quali abusi staremmo parlando? Ma di quelli evocati dalla Cgil, è ovvio, che lo sa bene. Perché lo sa? Perché un’altra analisi indica che nel 2016 la concentrazione maggiore vede al primo posto proprio i sindacati, con 1.800 euro a lavoratore erogati in forma di voucher, seguiti da associazioni e fondazioni e Pa con 1.630 e 1.550 euro a lavoratore, rispettivamente. La media degli altri datori di lavoro ha utilizzato voucher in ragione di 740 euro a lavoratore. Insomma, alla Cgil datore di lavoro piacciono, mentre alla Cgil sindacato no. Una ragione ci deve essere. Comunque, quella degli abusi è una fake news. Pace.

 

Articolo uscito su Il Giornale l’11 luglio 2018 a firma di Pier Luigi del Viscovo.

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