Il lungo addio delle città alle auto diesel sta congelando il mercato italiano

 In Bollettino, Nuovo

Chi comprerebbe mai un’automobile con scritto su tetto o dentro al cofano: «da consumarsi preferibilmente entro il 1° gennaio 2025», oppure «questo veicolo scade il 30 novembre 2019»? Nessuno acquisirebbe una macchina a queste condizioni: né nuova né usata. Mentre gli sfortunati proprietari cercherebbero di disfarsene, nel minor tempo possibile.

Sembra uno scherzo. Ma è tutto vero. Gli annunci anti-inquinamento di città metropolitane come Roma, Milano, Torino e Bolognanon hanno solo confermato i blocchi per i vecchi diesel (fino agli euro 4 senza filtro anti particolato). Si sono spinti a calendarizzare anche la messa al bando per i più recenti e puliti diesel Euro5, e perfino per quelli attualmente in commercio, i diesel Euro6: a Milano, per esempio, i primi saranno banditi nel 2024, i secondi nel 2025.

Risultato: l’effetto-annuncio ha congelato il mercato del diesel. Nei primi mesi del 2018 (gennaio-maggio), stando a una elaborazione realizzata dal Centro Studi Fleet&Mobility per Il Sole-24 Ore, le vendite a privati di veicoli diesel nuovi sono diminuiti del 4,2% (dai 537.411 veicoli dello stesso periodi del 2017 si è passati a 515.005). Una buona notizia per l’ambiente? Non proprio.

Un recente studio comparativo condotto dall’Istituto motori del Cnr e presentato in collaborazione con Unrae (Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri), ha calcolato che le emissioni di C02 su ciclo di vita di un veicolo diesel sono inferiori rispetto a quelle di un veicolo alimentato a benzina o anche elettrico: in quest’ultimo caso “pesa” la CO2 emessa per produrre le batterie.

Non solo. I nuovi diesel vengono assolti anche sul fronte delle emissioni di NOx. Elaborando uno studio condotto da Aviso GmbH in zone urbane ad alta intensità di traffico, l’Istituto motori del Cnr ha dimostrato che grazie alla sempre maggiore diffusione – annunci permettendo, verrebbe da dire – di auto diesel Euro6 (omologate Rde con fattore di conformità 1, in grado cioè di raggiungere un livello di emissioni NOx di circa 10 mg/Km), entro 5-10 anni il contributo all’inquinamento da NOx dovuto al diesel sarà marginale e trascurabile. Il dato sull’emissione di CO2 diventerà il primo parametro di confronto. Parametro sulla base del quale, che come già ricordato, il diesel risulta già oggi più “pulito” di un motore a benzina.

Il clima di incertezza – la mancanza di fiducia è il peggior nemico del mercato – sta fermando la propensione d’acquisto di vetture diesel anche sul mercato usato. E anche in questo caso gli effetti dannosi sull’ambiente sono favoriti, non ridotti. Già, perché gli annunci anti-inquinamento stanno rallentano la conversione del parco circolante inquinante attraverso la leva del cambio “usato con usato”.

«Bisognerebbe evitare – conferma Gian Franco Soranna, direttore Federauto, la Federazione italiana dei concessionari di auto – annunci che mettano in discussione la circolazione dei diesel recenti, in particolare gli Euro6. E nello stesso tempo sarebbe bene accelerare la conversione del parco circolante: una delle leve potrebbe essere proprio quella di incentivare il passaggio da usato datato a usato recente. Sarebbe un’operazione valida anche sul piano sociale».

“Bisognerebbe evitare annunci che mettano in discussione la circolazione dei diesel recenti, in particolare gli Euro6. E sarebbe bene accelerare la conversione del parco circolante”

Gian Franco Soranna, direttore Federauto 

Sul fronte delle emissioni, l’introduzione dei diesel Euro4 con filtro anti particolato ha segnato un salto generazionale senza precedenti. Di fatto, rispetto a un motore pre-Euro le emissioni si sono ridotte del 90%. Da lì in poi, sono stati apportati miglioramenti incrementali. Per questo dare la possibilità ai cittadini di sostituire gli oltre 10milioni di veicoli pre-Euro5 oggi in circolazione, con un diesel usato più “fresco”, avrebbe vantaggi diffusi:per l’ambiente, vista l’evoluzione dei propulsori alimentati a gasolio; per le famiglie, che potrebbero passare a un’auto meno inquinante con una spesa contenuta; per gli operatori del settore, dal momento che lo stock di usato, soprattutto quello proveniente dal noleggio a lungo termine, avrebbe di nuovo un mercato.

Fino a quando però il diesel resterà nel mirino delle norme anti-inquinamento con motivazioni più ideologiche e politiche che razionali, questi vantaggi resteranno sulla carta. Così come il miglioramento dalla qualità dell’aria delle nostre città.

Articolo uscito su Il Sole 24 Ore del 28 giugno 2018 a firma di Mario Cianflone.

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