Il mercato va giù ma il noleggio a lungo termine cresce del 7%

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Noleggio a lungo termine crollato nelle immatricolazioni di settembre di oltre un terzo, rispetto allo stesso mese del 2017, anche se è cresciuto da inizio anno del 7%.

Il comparto a settembre ha fatto peggio dell’intero mercato, che ha lasciato sul terreno un quarto delle vendite che aveva immatricolato l’anno precedente. Alla fine, chi ha segnato la flessione minore sono stati proprio i privati, con -16%. Come sappiamo bene, il dato del mese è troppo legato alla congiuntura – le forzature a luglio e agosto di macchine che non sarebbe stato più possibile immatricolare dopo, perché non in linea con i test WLTP per la misurazione dei livelli di emissioni nocive e inquinanti – per leggervi un segnale di domanda. Se alla fine dell’anno le vendite saranno probabilmente meno di 1,9 milioni, sarà piuttosto per le incertezze che caratterizzano questo periodo e per la scarsità di prodotto disponibile. Però settembre è molto utile per sottolineare come, oltre alle società e al noleggio a breve, anche il noleggio a lungo termine ormai sia per i costruttori un mercato all’occorrenza tattico, che assorbe volumi importanti in assenza di contratti già firmati con il cliente finale.

Detto questo, è opportuno focalizzare l’attenzione sul giro di boa dei nove mesi. In termini di valore netto, secondo le stime del Centro Studi Fleet&Mobility, il mercato da gennaio ha prodotto un giro d’affari di 29,2 miliardi, laddove lo scorso anno superava, seppur di poco, i 30 miliardi. Il canale noleggio, con 7,3 miliardi, pesa un quarto del valore (era al 23,5% lo scorso anno). Il peso delle società (6,5 miliardi) non varia se non di qualche decimale, mentre i privati scendono di oltre un punto, al 52,7% della torta, pari a 15,4 miliardi (erano 16,2 lo scorso anno).

In un mercato che cede in volume il 3%, le società segnano un -4% e il rent-a-car addirittura il -9%. Il noleggio a lungo termine è l’unico canale in crescita, con +7% rispetto ai nove mesi del 2017. I privati pure perdono il 5%, ma questo dato va compreso alla luce dei collegamenti che ormai sono acclarati tra questi soggetti (individui con o senza partita Iva) e due canali flotte, che ormai solo flotte non sono.

C’è un doppio tiraggio che sgonfia le immatricolazioni ai privati. Il più noto sono i km0, che vengono ricompresi nella voce auto-immatricolazioni, ossia vetture immatricolate dagli stessi operatori, che dunque non finiscono nelle mani di un cliente finale, almeno non subito. Ci arrivano qualche settimana o mese dopo, ma in forma di auto usata, che usata non è. Fenomeno sorto all’inizio del secolo, poi salito negli ultimi anni a livelli abnormi (siamo oltre il 15% delle vendite totali) e lì rimasto: inutile dunque a spiegare la flessione dei privati rispetto ai nove mesi 2017. L’altro tiraggio, più nuovo, si chiama noleggio a lungo termine, che proprio grazie ai privati è l’unico segmento in crescita. Tutti gli operatori del noleggio sono molto attivi verso questa che si preannuncia come una vera prateria per il loro business.

Leasys, che ha di recente nominato il nuovo amministratore delegato, Alberto Grippo, sta raccogliendo ottimi risultati dal prodotto BeFree, una formula di noleggio “a scaffale” molto versatile pensata proprio per i privati, in collaborazione con la rete Fca. Anche l’acquisizione di WinRent, operatore di noleggio a breve, si inquadra nella «strategia di Leasys di ritagliarsi un ruolo ancora più significativo quale player globale e integrato della nuova mobilità, offrendo prodotti e servizi lungo tutta la catena del valore», come sottolinea il suo presidente Giacomo Carelli.

Quali sono le ragioni per cui gli automobilisti privati scelgono il noleggio a lungo termine? Molti credono che ci sia una motivazione economica alla base, e sicuramente per certi versi sono nel giusto. L’abbassamento dei costi di manutenzione e il costo del denaro ai minimi da anni consentono di proporre canoni davvero aggressivi, a cui si aggiunge il fatto che la copertura assicurativa per i normali cittadini è arrivata a cifre proibitive, a causa di un sistema che da un lato non fa emergere le inefficienze delle compagnie e dall’altro non trova di meglio che spalmare il costo delle truffe su tutte le polizze. Fatti due conti, il noleggio è allettante.

Però sarebbe incompleto guardare solo a queste considerazioni razionali. È ben altro che spinge sempre più automobilisti a non possedere una macchina, ma usarla solo per tre o quattro anni. Quel ruolo di compagna, di “cosa” che “cosa” non è, per cui si arrivava anche a darle un nome, la macchina non ce l’ha più, perché le funzioni che svolgeva sono cambiate, in peggio. L’auto piace ancora, ma guidarla non dà più quel piacere, quelle soddisfazioni che la facevano amare. Non per colpa delle macchine, certo.

La colpa è delle strade, diventate insufficienti a un traffico che in vent’anni è aumentato del 50%. Spostarsi in auto diventa ogni volta più disagevole. Complici i voli low cost e l’alta velocità, succede che anche per le tratte medio-lunghe si decida di partire senza, lasciandola in garage. Una nuova vita insomma, in cui l’auto rimane indispensabile, ma non è più centrale. Allora, se ridiventa una cosa, sebbene una cosa bella, può anche non essere mia, può anche essere affittata.

Articolo uscito su Il Sole 24 Ore il 9 ottobre 2018 a firma di Pier Luigi del Viscovo

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