Lo “Ius soli” elettorale l’ultima carta del Pd

 In Bollettino, Economia, Società

Spesa pubblica sprecona, P.A. che non pensa al cittadino, un debito pubblico enorme, ma il Pd pensa allo ius soli.

Al rientro troveremo ad attenderci i nostri problemi strutturali: una spesa pubblica ingovernabile e sprecona, una pubblica amministrazione al servizio più di se stessa che del cittadino, un debito che toglie spazi di manovra, una classe politica che in buona misura è formata da chi non aveva qualità e competenze per trovarsi un mestiere. Allora perché il Pd, azionista di riferimento della politica italiana, insiste tanto sullo «ius soli», tema meno che marginale? Da un lato, perché tanti italiani ancora non votano per il proprio interesse, ma per cause superiori, ideologiche. Alcuni in quanto indisponibili alle promesse che saranno puntualmente disattese come dargli torto? Altri invece giudicano prosaico e sconveniente manifestare per se stessi. Poco sportivo. Questa posizione deriva dalla cultura arcaica, religiosa, pre-economica, che aborre l’egoismo del proprio interesse come leva del benessere collettivo e conserva invece il miraggio della felicità per l’altra vita, quella ultraterrena. Dopotutto, siamo i nipoti di quelli che dopo la guerra si recarono al seggio col timore che, votando Pci, sarebbero andati all’inferno. Questi elettori sono disponibili, addirittura inclini, a schierarsi per battaglie ideali, che non incidono sulla vita quotidiana delle persone ma che tanta soddisfazione e redenzione danno allo spirito. Un po’ come era il calcio pubblico, da bar sport, prima che diventasse un affare privato, da telecomando di casa. Insomma, il dna del centro-sinistra è valoriale e ideologico, piuttosto che fattuale e concreto. La sua cifra politica è tutta nelle battaglie ideali, di quell’alta civiltà che sono stati mandati a incarnare. Buona parte dei suoi elettori, e certamente la sua intellighenzia di riferimento, non ha difficoltà che sarebbero modificabili nella sostanza da questa o quella politica economica (poi si sorprendono che gli operai non li votano più). Anche perché, in ultima analisi, ritengono che del loro destino economico debba occuparsi lo Stato («creando» ad esempio posti di lavoro per i figli), mentre il loro impegno sociale è destinato alle questioni serie, ideali, di alta civiltà. Poi c’è un’altra ragione che spiega come mai il principale partito, che dovrebbe pensare a presentare il conto delle cose fatte e dei benefici apportati (su cui chiedere di essere riconfermato come forza di governo), abbia scelto invece di mettere al centro della scena politica una questione così marginale come lo «ius soli». Una ragione più addentro alle manovre elettorali in corso: il disegno di attrarre elettori a sinistra. Se il governo e il Pd lo facessero con azioni positive, di impatto sulla vita economica, di chiara marca spendacciona e assistenziale (come fatto dagli 80 euro in avanti), prenderebbero sì voti dagli irriducibili della sinistra, ma farebbero appunto la fine della sinistra, dopo 30 anni ancora ignara della caduta del Muro. Meglio invece solleticarli con bandiere ideali, che sventolano e fanno seguito, senza però inimicarsi gli elettori di centro che uno «ius soli» lo possono pure digerire, ma ulteriori sprechi dei loro soldi forse no. Del resto, non sarebbe la prima volta che usano questo tipo di collante. Quando Livia Turco era il ministro della Salute, finiva nei tg per i suoi interventi a favore della liberalizzazione delle canne, mica perché si occupava di far funzionare meglio gli ospedali al Sud.

Articolo pubblicato su Il Giornale.it il 27 agosto 2017, a firma di Pier Luigi del Viscovo

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