Quando l’arma delle statistiche è scarica

 In Bollettino, Nuovo

Si può essere contrari al Decreto Sicurezza, che introduce nuove norme sull’immigrazione e sulla sicurezza? Certo, ci mancherebbe altro. È contestabile su due piani. Da un lato, si può dubitare che l’effetto di alcune misure vada nella direzione sperata, producendo 60 mila residenti irregolari aggiuntivi da qui al 2020, come prevede l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale). Dall’altro, si può non condividere tout court la direzione, di rendere più difficile l’accoglienza e inasprire le norme per chi delinque. Sono considerazioni tecniche e politiche e le opposizioni che le sollevano sono il sale della democrazia, dando voce a chi ha opinioni contrarie a quelle della maggioranza o solo ne denuncia l’insipienza legislativa.

È invece tecnicamente scorretto opporre al decreto una statistica. Secondo il Ministero dell’Interno, nell’anno mobile da agosto 2017 a luglio 2018 i delitti consumati in Italia (omicidi, rapine e furti) sono diminuiti del 10%. Molti critici del decreto invocano questi fatti, oggettivi e inconfutabili, per sostenere che sarebbe inopportuno intervenire sulla sicurezza poichè questa sta aumentando, non diminuendo.

Le statistiche sono una cosa reale ma fredda e spesso avulsa dalla percezione delle persone, che si basa all’opposto su parametri soggettivi e relativi. Posto che zero delitti è il giardino incantato, quale sarebbe la soglia perché una società sia ritenuta sicura? Anzi no, perché i suoi cittadini la sentano sicura? Nessuna, nel senso che può variare. Ieri potevo tollerare dieci reati, mentre oggi sette li considero inaccettabili. In parole semplici, una giornata di sole con 15 gradi è calda a febbraio e fredda a settembre. Questa relatività è a sua volta figlia di altre variabili. Quando le persone hanno difficoltà di diversa natura, ad esempio lavorativa, magari sono più intolleranti.

In questo senso, non dimentichiamo che molti orientamenti politici popolari oggi sono determinati da un rancore che deve essere indirizzato verso qualcuno – e prendersela con chi sta fuori di noi (immigrati ed Europa) resta la soluzione più semplice e meno divisiva. Sulla questione influisce anche un’altra sensazione: sentirsi esposti e indifesi, nel caso in cui si reagisse a un furto o rapina. Nonostante sia fuori da questo decreto, il cittadino lo considera parte della sua sicurezza – che è anche il nome del decreto, guarda caso.

La politica si compone di due parti: la raccolta del consenso, molto legata all’intercettazione delle esigenze, e poi l’azione, che deve produrre le soluzioni. Quasi mai i due piani si tengono, tanta è la complessità della società e dei problemi che vive – da qui la pericolosità della democrazia diretta. Per questo motivo, opporre al sentimento popolare una fredda statistica è sbagliato tecnicamente, oltre che controproducente sul piano politico.

 

Articolo pubblicato su Il Giornale il 1 dicembre 2018 a firma di Pier Luigi del Viscovo

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