SUV, un mercato strategico che cresce a doppia cifra

 In Bollettino, Nuovo

La prepotente affermazione dei SUV e dei crossover nelle scelte degli italiani ha un significato ben evidente a tutti: la passione per l’automobile non è morta, la gente non è più contenta di avere l’ultima versione di iPhone piuttosto che la macchina del desiderio. Sì, perché l’auto è tuttora un forte oggetto di desiderio. Ma prima di analizzare più in dettaglio questo significato, osserviamo le statistiche su cui si poggia.
Il 2013 fu l’annus horribilis del mercato dell’auto, quando furono vendute 1.313.000 vetture nuove. Certo a causa della crisi, ma anche scontando un po’ i piacevoli effetti dell’abbuffata di pochi anni prima fatta con gli incentivi. In quell’anno, il valore medio delle auto immatricolate, al netto degli sconti, fu di 18mila euro. Nel 2016, anno di ripresa inaspettata prima e acclamata poi, con 1.848.000 immatricolazioni, il valore medio netto delle auto nuove è stato di 19.600 euro, suggellando un percorso di apprezzamento costante, non fermato nemmeno dalla quota dei km0, che deprimono il valore netto e che sono passati dai 91.000 del 2013 ai 147.000 del 2016 (+ 62% in un mercato cresciuto del 41%). Sicuramente le cause saranno state più d’una, ma è impossibile non annoverare tra queste lo spostamento della domanda verso i SUV e i crossover, passati dal 18 al 27% di quota di mercato in volume – che in quantità significa quasi mezzo milione di unità.
Sono macchine appariscenti, non passano inosservate. Chi le sceglie sembra voglia affermare che sì, guida un’auto speciale, forse appena sopra le righe, ma va bene così, non c’è niente di male a compiacersi della propria auto. Se non è passione questa…? Eppure, negli anni tutti hanno cercato di fornire motivazioni razionali e poco convincenti a quello che è un puro e legittimo atto di piacere: sono auto più sicure, servono per andare su strade di campagna, le usiamo per andare in montagna. Un variegato impianto di difesa contro chi invece vi si scagliava contro, mal sopportando questa ennesima ostentazione della voglia di automobile. È curioso come alcuni siano poco contenti sia quando si vendono poche macchine sia quando la gente pare apprezzarle.
Il SUV come prodotto è stato costruito molto bene, in termini di marketing. Innanzitutto, partendo da modelli di fascia alta con brand premium: quelli che diventano l’oggetto del desiderio per tutti, preparando il terreno per i marchi più generalisti e per i modelli di fascia media e medio-bassa. Un po’ la stessa operazione che portò al successo le station wagon negli anni ’90, trainate dalla Volvo Polar, icona delle SW, indice di un automobilista evoluto, che si prende cura di sé nel tempo libero, in un tempo in cui sembrava contasse solo il lavoro. Fu questo a fare la differenza rispetto a un modello di macchina che già si conosceva, la giardinetta degli anni ’60. Che però era una variante di automobili di fascia medio-bassa, decisamente meno accattivanti.
In queste dinamiche intangibili, che però fanno la differenza, c’è pure la risposta a quanti si chiedono perché la Giulia non abbia una versione station wagon: perché oggi non è trendy e contrasterebbe con l’immagine di Giulia. Venderebbe? Certo che sì, ma sarebbero volumi che si ritorcerebbero presto contro il posizionamento di Giulia. Chi poi avesse bisogno di spazio può averlo, dentro la Stelvio, che fuori però è un SUV, di tendenza e che come tale vive di vita propria.
Tornando ai numeri, dall’analisi del mercato a valore del Centro Studi Fleet&Mobility, emerge che tra i 15 modelli che hanno la quota di mercato (in valore) più elevata, ben quattro sono SUV/crossover: la 500X in 4° posizione, il Renegade in 6°, il Qashqai in 8° e il Tucson in 14°. Ordinando poi questi top model in base al valore medio lordo, il podio è tutto loro, dei SUV, con Renegade in testa a 28.160 euro di media, seguito dal Tucson a 27.405 e dal Qashqai a 27.246, tutti ben sopra la media del mercato, fissata dall’analisi a 23.675 euro, al lordo degli sconti. Poco sotto il podio, a 23.522 euro, la 500X.
Detto questo, la passione prima o poi lascerà anche i SUV, per spostarsi su un’altra declinazione di auto: che siano le classiche berline quattro porte a tre volumi?

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore il 27 giugno 2017, a firma di Pier Luigi del Viscovo

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