Agli italiani l’usato piace meno rispetto agli altri cittadini europei

 In Bollettino, Usato

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Agli Italiani le macchine usate piacciono meno che ai loro concittadini europei? È probabile, ma quello che è certo è che sono disposti a pagarle di meno. Nel Bel Paese i valori residui viaggiano in media oltre cinque punti percentuali sotto che negli altri grandi mercati (Francia, Germania, Spagna e Regno Unito). È quanto emerge da un rapporto di EurotaxGlass’s International. Nelle vetture di segmento A (le piccole utilitarie da città) il gap tocca spesso i dieci punti. Segno che quando la spesa è meno impegnativa uno è portato a comprarsela nuova, a meno di un risparmio davvero cospicuo. Dopo tutto, non dobbiamo scoprirlo adesso come l’acquisto dell’auto abbia una componente emotiva importante e che dunque fattori soggettivi e culturali entrino in gioco. Un altro tratto distintivo del mercato italiano è la stagionalità, che spinge i valori residui verso il basso durante i mesi, con una ripresa netta a gennaio. Questo fenomeno è particolarmente marcato nelle vetture di segmento D a gasolio, che dopo 3 anni e 90.000 km mostrano un calo dei valori residui fino a 7 punti percentuali nell’arco dei dodici mesi, con un brusco recupero a gennaio. Questi i tratti che caratterizzano le dinamiche del mercato usato domestico. Da un punto di vista congiunturale, invece, emerge un’altra differenza rispetto agli altri grandi Paesi europei. Dal gennaio 2010 all’aprile 2015 la curva dei valori residui nel nostro Paese mostra una tendenza al ribasso che non si riscontra altrove. Le piccole di segmento A alimentate a benzina, dopo tre anni e 60.000 chilometri hanno una quotazione che è circa cinque punti percentuali inferiore a quanto era nel 2010. Se poi guardiamo le utilitarie di segmento B alimentate sempre a benzina, dopo tre anni e 60.000 chilometri, troviamo che la discesa è intorno ai sette/otto punti. Va un po’ meglio per le vetture di segmento D a gasolio, con tre anni e 90.000 chilometri, la cui flessione ha riguardato solo i picchi massimi (in genere a gennaio) passati dal 37 al 33% come valore residuo, mentre i valori minimi sono restati sempre sulla soglia del 30%, senza mai andare sotto. Questo significa un calo medio dei valori residui intorno ai due/tre punti percentuali.

Entrando nello specifico delle auto aziendali, bisogna ricordare che i valori residui, pur essendo una variabile importante del prezzo del noleggio, restano comunque una previsione, una stima. Quando i contratti arrivano a scadenza, gli operatori si confrontano con le quotazioni di mercato e vendono entro 20/30 giorni tutte le vetture usate. Il mercato dell’usato nel 2015 ha chiuso a 2.710.566, in ripresa del 6% sul 2014.

I volumi di usato dei noleggiatori, secondo le stime del Centro Studi Fleet&Mobility, sono stati 162.000, superiori di quasi il 12% a quelli del 2014, già in crescita del 12% sull’anno precedente. Di questi volumi, una porzione viene radiata perché destinata al mercato estero. “Il 90% dei volumi che trattiamo esce dai confini nazionali” afferma Fabio Lucchetta, numero uno di CarsOnTheWeb, azienda che intermedia migliaia di vetture usate provenienti dal NLT. Nel 2014 le società di noleggio a lungo termine hanno fatto ricorso a questo canale meno dell’anno precedente, esportando 21.900 auto rispetto alle 23.300 del 2013 (il 6% in meno). Evidentemente la domanda sostenuta del mercato interno consentiva di spuntare prezzi interessanti, infatti nell’anno furono vendute in Italia 122.900 auto provenienti da contratti di noleggio a lungo termine rispetto alle 105.400 del 2013. Il canale export viene attivato in misura maggiore o minore nella parte finale dell’anno, in funzione delle esigenze. Al momento è prematuro stimare quanto vi abbiano fatto ricorso negli ultimi mesi. Da notare che se i noleggiatori indipendenti fanno ricorso ai mercati esteri per circa un quarto del loro usato, con punte che superano un terzo delle vendite per alcuni, le captive sono molto più concentrate sul mercato interno, ricorrendo all’export per percentuali minime del loro parco usato, inferiori al 5%. I costruttori si sforzano molto di sostenere i valori residui, addirittura intervenendo commercialmente nel caso del rent-a-car, come spiega Meurizio Bottari di PSA (Peugeot-Citroen): “Tutti i volumi destinati ai noleggiatori a breve termine presuppongono il patto di riacquisto (buy-back) per il 100% delle immatricolazioni, che poi vengono vendute verso le nostre Reti ufficiali di vendita. Ciò evita fenomeni che potrebbero turbare le nostre Reti e consolida i prezzi di vendita, garantendo il mantenimento dei valori residui verso l’alto.

Quale che sia però la provenienza della vettura, quando arriva al mercato dell’usato si rivolge in buona parte a una clientela privata che, oltre a ricercare servizi accessori quali le garanzie sulla meccanica, sta facendo ricorso sempre più ai servizi finanziari, che un tempo erano presi in considerazione solo per l’acquisto di auto nuove. La penetrazione è ancora bassa, intorno al 10% dei passaggi di proprietà netti, contro una penetrazione superiore al 50% sulle vendite di vetture nuove ai privati. Ciò che è positivo è che l’ammontare medio del valore finanziato, secondo i dati Assofin, l’associazione degli operatori del credito al consumo, dopo una flessione negli anni della crisi, che ha toccato nel 2013 l’importo minimo di 9.151 euro, è risalito nel 2015 oltre i 9.500 euro (era più di 10.000 nel 2010).

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore, del 9 febbraio 2016, a firma di Pier Luigi del Viscovo

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