BOLLO AUTO, UN BALZELLO CHE RESTA SULLE FLOTTE
L‘auto come bene di consumo in contrapposizione all’auto come fattore produttivo. Pare questo il pensiero dietro l’esclusione delle aziende dal provvedimento di esenzione del bollo. Più della facile battuta che “le flotte non votano” anche se, in effetti, si cancella un balzello ormai da troppo tempo cavalcato.
In senso giuridico-tributario, la selezione tra auto medio-piccole e grandi, sì in base alla potenza ma più o meno corrisponde, s’ispira a un principio cardine del nostro ordinamento, quello che chi più ha più contribuisce. Così chi possiede un’utilitaria non sarà gravato da questa spesa di contribuzione alle casse regionali. Chi invece può permettersi qualcosa di più potente, e verosimilmente più costoso, continuerà a dare il suo aiuto.
Invece, con l’esclusione delle auto intestate a società il provvedimento pone un discrimine diverso. L’agevolazione fiscale va al bene posseduto per esigenze personali, mentre non si applica allo stesso bene quando contribuisce all’attività economica. Qui emerge un pensiero che sempre attraversa la cultura sociopolitica del Belpaese, a questo punto in maniera trasversale: chi produce ha più disponibilità.
Gli italiani faticano ad accettare l’impresa come soggetto economico che produce quella ricchezza che poi viene distribuita. Così come faticano ad accettare che un bilancio pubblico in deficit strutturale non può mai e poi mai sollevare i cittadini e le imprese da qualche balzello, ma solo cambiargli tipologia e segmentare diversamente la platea di contribuenti. In parole semplici, tanti non pagheranno il bollo auto, così come tutti stiamo spendendo qualche euro in meno per fare il pieno, ma tranquilli, quei soldi li daremo, o non li riceveremo, sotto altre forme. Noi o chi per noi dovrà prima o poi farsi carico del debito.
C’è infine un aspetto singolare, anche ironico se vogliamo, ma che dice tanto sulla reale affidabilità degli interlocutori politici, che da decenni incontrano gli esponenti dell’industria e comprendono la giustezza delle loro rivendicazioni in materia fiscale. È un fatto che le auto societarie subiscono un trattamento fiscale eccessivamente oneroso, che non tiene conto di quanto siano uno strumento di lavoro e dunque di produzione di ricchezza. Di più, i vertici di Aniasa, l’associazione dei noleggiatori, da sempre denunciano come le nostre imprese sopportino un carico fiscale sull’auto più gravoso, a volte molto più gravoso, degli altri Paesi europei. Così togliendo competitività a chi già ne ha poca grazie al costo dell’energia, alle norme burocratiche, al mercato del lavoro e alle infrastrutture logistiche insufficienti e inadeguate. Eppure, il bollo a loro resta.
Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore il 19 settembre 2026 a firma di Pier Luigi del Viscovo


