CON 45 MLD È RECORD DI FATTURATO PER IL SETTORE

 In Bollettino, Nuovo

Il mercato auto chiuderà un anno sfavillante, con quasi 1,6 milioni di nuove targhe e circa 45 miliardi di ricavi, record storico secondo le stime del Centro Studi Fleet&Mobility.

Una capacità produttiva non più strozzata da problemi di componenti consente finalmente alle fabbriche di soddisfare la domanda, che sarebbe anche maggiore se nel frattempo i costruttori non avessero alzato i prezzi e anche limitato la produzione dei modelli di fascia bassa per spingere invece quelle più costose, dove i margini sono succulenti. Le auto immatricolate lo scorso anno avevano un prezzo medio netto di oltre 28.000 euro a fronte dei 21.000 di prima del Covid. Vagheggiare di un mercato che possa tornare o anche solo confrontarsi coi volumi del 2019 è esercizio incomprensibile, visto che sono state proprio le Case a cancellarlo, con le politiche di prodotto e commerciali. Se poi il confronto avviene sui soldi diventa addirittura impietoso, visto che gli italiani non ne hanno mai spesi tanti per portarsi a casa delle macchine.

Non è un mistero che l’automobile non sia più quella commodity che era diventata nel decennio scorso e forse non è neanche un male. Magari torna a essere quel prodotto importante da scegliere bene e mantenere meglio, per un periodo non necessariamente breve. Molti italiani l’hanno già capito. Il ciclo di sostituzione, tecnicamente il primo passaggio di proprietà dopo l’immatricolazione, era di 7 anni e 2 mesi nel 2016 e l’anno scorso è salito a 8 anni e 3 mesi. Nel mercato dell’usato quelle con più di dieci anni sono una su due, laddove nel 2010 erano una su quattro. Evidentemente, queste macchine hanno una qualità talmente buona che reggono meglio gli anni, un po’ come noi umani. Gli italiani stanno comprando ogni anno poco più di 4 milioni di auto, di cui una su tre nuova e due usate. Non troppi anni fa il rapporto nuovo/usato era del 40%.

Se nel mercato, dove i clienti scelgono e comprano, le cose non sono mai andate così bene, non significa che all’industria manchino le preoccupazioni. Le vendite di auto elettriche sono un po’ ovunque inferiori alle previsioni e questo mette in serio pericolo il ritorno di ingenti investimenti fatti. Non c’è giorno che non leggiamo, sulle più autorevoli testate internazionali, di investimenti sospesi, di impianti fermati, di lanci ritardati. Tutte notizie intervallate dalle perplessità dei capi dei principali gruppi automobilistici sul fatto che questi nuovi propulsori possano davvero soppiantare quelli termici. Da noi le vendite non si schiodano dal 4%. Hanno dato la colpa al prezzo alto, ma gli incentivi stanno lì e nessuno li usa. Hanno detto che erano le colonnine, che invece ci sono. Sarà mica che non le vogliono?

 

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore il 29 novembre 2023 a firma di Pier Luigi del Viscovo

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