Connessi ma non lo sappiamo

 In Bollettino, Nuovo

Non siamo mai stati connessi come adesso. Attraverso pochi clic sullo schermo del cellulare, scambiamo informazioni con altre persone e con strutture di dati, che si aggiornano in tempo reale – come il caso di un’auto in car sharing o di un taxi Uber. Anche le nostre macchine sono connesse, sebbene noi che le guidiamo non lo sappiamo.

Si stima che siano circa 8 milioni le vetture in circolazione dotate della famosa black box. È la penetrazione di gran lunga più elevata in Europa e fa del nostro Paese un leader nello sviluppo di questi sistemi. Il piccolo particolare è che noi automobilisti “connessi” non sappiamo di esserlo e, da un certo punto di vista, non lo siamo. Sì, perché a essere connessa in realtà non è la macchina, non noi. Certo, siamo stati informati e abbiamo acconsentito all’installazione della black box, ma da quel momento ce ne siamo dimenticati.

Ma lei ha continuato a scambiare segnali, non sappiamo bene con chi, ma noi eravamo tutti esclusi dal flusso. La nostra connessione continuava beatamente, attraverso lo smartphone. Ma come mai una cosa del genere? Perché la spinta a installare la scatola nera è venuta dalle assicurazioni, interessate a evitare le frodi nei sinistri, nella forma di sconti sui premi. Continuerà a essere così, oppure è prevedibile che presto gli automobilisti saranno coinvolti nel flusso di dati, magari arricchito da qualche informazione di utilità concreta, sul traffico o sui servizi on-the-road?

Su questo tema di sono confrontati 16 esperti del settore, in un incontro promosso da AgitaLab, il laboratorio di ricerca di Agenzia Italia (Gruppo Finint), e coordinato dal Centro Studi Fleet&Mobility. Una delle previsioni emerse indica che l’automobilista continuerebbe a usare la sua connessione personale fornita dallo smartphone, ormai insostituibile. Sarebbe l’auto a convergere sul cellulare, integrando magari servizi aggiuntivi.

Insomma, l’automobilista avrebbe già scelto il suo terminale di collegamento con tutti gli altri dispositivi. In realtà, questa storia è ancora tutta da scrivere, con i costruttori che stanno ormai sfornando macchine già equipaggiate di sistemi di connessione autonomi, sull’onda dell’obbligo di rendere disponibile nel marzo l’e-call, la chiamata automatica del soccorso in caso di incidente. Staremo a vedere. Il secondo secolo dell’auto è entrato nel vivo.

 

Articolo uscito su Il Giornale, il 7 febbraio 2018, a firma di Pier Luigi del Viscovo.

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