il Dieselgate non preoccupa ma spinge alla prudenza

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Non sono preoccupati, i noleggiatori a lungo termine, per l’impatto che il caso Volkswagen potrà avere sui veicoli che hanno già in flotta. Quando sarà il momento di venderle, al termine dei contratti in corso, la clientela riconoscerà il valore residuo stimato all’epoca, niente di più, niente di meno. È questo il quadro che emerge da un’analisi condotta dal Centro Studi Fleet&Mobility presso i principali operatori, i quali invece stanno registrando qualche perplessità da parte di alcuni clienti sulle vetture nuove da ordinare o addirittura già in consegna. Per ora si tratta di pochi casi, che però interessano flotte consistenti, i cui fleet manager si mostrano prudenti verso l’impatto in termini di immagine che potrebbe avere l’inserimento di tali veicoli, dopo che il caso è scoppiato. Allo stato attuale delle cose, non ci sono motivi oggettivi a sostegno di questa prudenza, visto che quelle in consegna sono auto con propulsori Euro 6, dunque estranei al problema.

È difficile dire quanto queste apprensioni si tradurranno in pratica, poiché non è per niente semplice intervenire a modificare le car policy, ossia le procedure interne che regolano la scelta e l’assegnazione dei veicoli ai dipendenti in uso promiscuo. Soprattutto quando si tratta di dirigenti – ed è proprio il caso delle Volkswagen Passat e Tiguan e delle Audi A4, A6 e Q5 – gli equilibri da mantenere, tra chi ha preso l’auto tre mesi fa e chi adesso deve ordinarla o ritirarla, sono piuttosto delicati. Inoltre, intervenire su un processo del genere implicherebbe allungare di mesi la sostituzione del veicolo.

In questi giorni, sia agli operatori sia i commerciali del gruppo Volkswagen stanno incontrando i clienti, per rassicurarli e per informarli sulle procedure di richiamo dei veicoli interessati, che invece stanno per scattare.

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 1 dicembre 2015, a firma di Pier Luigi del Viscovo

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