Euler Hermes. La ripresa è fragile. E i bilanci pure.

 In Economia

La ripresa dell’economia mondiale ha probabilmente già raggiunto il suo picco di intensità. I Paesi che nella primavera del 2009 erano stati i principali motori della fase di rilancio non registreranno prevedibilmente una nuova accelerazione della loro crescita. All’orizzonte 2011 si profila addirittura un calo di attività sia nei Paesi asiatici emergenti che negli Stati Uniti, mentre la maggior parte dei Paesi sviluppati non è in grado di prendere in mano il testimone della ripresa.

L’Europa, in particolare Eurolandia, continua ad arrancare, colpita da una crisi che persiste. È in questo contesto che le imprese rischiano di rimanere sotto pressione ancora per diversi trimestri, mentre il numero d’insolvenze aziendali in Europa resterà elevato fino al 2011, secondo l’ultimo studio di Euler Hermes, leader mondiale dell’assicurazione crediti.

La ripresa dell’economia mondiale ha probabilmente già raggiunto il suo picco di intensità

Secondo l’analisi di Euler Hermes, il ritmo di crescita delle economie asiatiche non potrà proseguire fino al 2011 con la velocità impressionante registrata ancora nel primo trimestre 2010. Il progressivo sfumare degli effetti dei piani di rilancio e la graduale normalizzazione delle politiche monetarie dovrebbero indurre un rallentamento della crescita della regione di circa 1 punto del PIL nel 2011 (riportandola al 6,8% dopo il 7,7% del 2010), in forte sintonia con la frenata prevista per la Cina (8,5% nel 2011, dopo il 9,8% del 2010).

Allo stesso tempo, anche gli Stati Uniti, seconda locomotiva della ripresa economica mondiale, dovrebbero registrare una sensibile decelerazione (2,6% nel 2011, dopo il 3,1% del 2010), dovuta, in particolare, ai minori benefici apportati dalle misure di rilancio (concentrate nel periodo fine 2009-2010) e ad una ripresa insufficiente dell’occupazione nel settore privato.

In totale, Euler Hermes calcola che la crescita mondiale dovrebbe attestarsi al 3,3% nel 2010, rallentando poi fino a raggiungere il 2,9% nel 2011. La flessione sarebbe in proporzione più marcata nei Paesi dell’OCSE (+2,1% nel 2010 e +1,8% nel 2011) che negli altri (+5,6% nel 2010 e +5,1% nel 2011). Il commercio mondiale avrà un trend abbastanza simile, passando da una crescita in volume dell’11% nel 2010 a +8% nel 2011.

L’Europa, unica regione del mondo colpita dalla crisi in modo persistente, registrerà una crescita economica della zona euro inferiore all’1% nel 2010 e 2011.

L’Europa arranca. A un anno dall’inizio della ripresa dell’economia mondiale, il suo ritmo di crescita rimane di gran lunga inferiore a quello del resto del mondo” segnala Karine Berger, Direttrice Mercati e Marketing e Chief Economist di Euler Hermes, “con un’erosione annuale del PIL tuttora in recessione nel primo trimestre 2010 in alcuni Paesi quali il Regno Unito, la Spagna o la Grecia. Abbiamo dovuto rivedere al ribasso tutte le nostre previsioni di crescita per i Paesi europei, con stime ormai inferiori all’ 1% nel 2010 e nel 2011 per l’eurozona, e non prevediamo un ritorno ai livelli pre crisi se non nel 2012, per i PIL trimestrali dei Paesi dell’area”.

Per la zona euro, le prospettive di crescita della domanda interna sono globalmente nulle nel 2010 e molto modeste per il  2011. In media annua, nel 2010 i consumi delle famiglie resteranno in negativo (-0,2%) e saranno molto modesti nel 2011 (0,5%), in particolare a causa dell’andamento poco favorevole dell’occupazione, della moderazione salariale e delle misure annunciate o attese di austerità dei conti pubblici. Dopo una flessione consistente nel 2009, gli investimenti ritorneranno di segno positivo solo nel 2011 (1,2% dopo il -3% nel 2010) sia nel settore edile che in quello degli investimenti produttivi.

Questa revisione al ribasso delle prospettive economiche europee è essenzialmente figlia del consolidamento di bilancio avviato a tappe forzate in molti Paesi a partire da maggio e giugno, nel solco della crisi del debito sovrano greco. “ I piani di rientro annunciati traducono un sforzo immenso che rischia di frenare in modo significativo il ritmo della ripresa europea, soprattutto nel 2011 », sottolinea Karine Berger.

Le imprese rimarranno sotto pressione e il livello di insolvenze aziendali resterà elevato fino al 2011

L’Indice Globale delle Insolvenze aziendali di Euler Hermes ha registrato un doppio record nel 2009: quello del volume, il più alto della serie iniziata nel 1995, e quello del tasso annuo di aumento (+29%) per il secondo anno consecutivo. Alla fine, il bilancio delle insolvenze 2009 per alcuni Paesi è il più consistente da quindici anni a questa parte (per Stati Uniti, Regno Unito, Francia o Finlandia) e soprattutto ha raggiunto livelli storici in molti Paesi (Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Svizzera, Austria, Danimarca, Irlanda, Portogallo e Paesi Baltici).

Il risanamento progressivo dell’economia mondiale, malgrado un ritmo di crescita meno vigoroso nel 2011, dovrebbe coincidere globalmente con un calo del volume dei fallimenti aziendali nel mondo, che comunque si annuncia moderato (-3% nel 2010 e -5% nel 2011) rispetto agli aumenti storici registrati nel 2008 e 2009. Soprattutto, si manifesterà in modo eterogeneo, come del resto anche la ripresa economica dei vari Paesi. Le insolvenze aziendali dovrebbero dunque calare sensibilmente nella regione Asia-Pacifico (-9% nel 2010) e, dopo un biennio di forte crescita, negli Stati Uniti (-10%). Viceversa, aumenteranno nuovamente in molti Paesi europei, in particolare dell’Europa del sud: Spagna (+10%), Grecia (+25%), Italia (+ 14%) Portogallo (+5%). In Germania (+1%), Francia (+2%), Austria (+5%), Irlanda (+9%) non si prevede un calo dei livelli medi annui di insolvenze aziendali prima del 2011.

Le aziende, in particolare europee, saranno sempre sotto pressione, fino al 2011”, conclude Karine Berger. “Nel momento stesso in cui le misure di sostegno all’economia volgono al termine, dovranno farsi carico di una situazione in cui le prospettive di attività sono sempre insufficienti, dopo aver agito su tutte le leve di aggiustamenti possibili e con il perdurare di rischi importanti (materie prime, condizioni di finanziamento, etc.).

Dai ritardi dei pagamenti alle procedure concorsuali. I fallimenti in Italia: trend e previsioni

ITALIA. I mancati pagamenti da inizio anno recuperano il saldo negativo della crisi (- 35,2% a maggio 2010) mentre gli importi medi, pur migliorando (- 19,8% a maggio 2010), recuperano solo parzialmente”, dichiara Massimo Falcioni, Direttore Centrale Euler Hermes SIAC. “Tra i settori merceologici l’abbigliamento, il tessile, il calzaturiero e la carta presentano un recupero importante sia sulla frequenza dei mancati pagamenti che nella severità degli importi medi. Ancora segnali di difficoltà invece nella siderurgia e nell’energia”. Entrando nello spaccato regionale Falcioni afferma: “Campania, Puglia e Calabria le regioni che recuperano rispetto ai livelli pre-crisi mentre la Sardegna mostra uno scenario in peggioramento. In tutte le altre regioni si evidenziano trend di ripresa che non consentono il recupero rispetto ai valori del 2007”.

EXPORT. Proseguendo la sua analisi anche sui mercati Export verso i quali le imprese italiane si rivolgono, Falcioni afferma: “ L’export italiano ha mostrato segnali di recupero ma con variazioni più contenute. I segnali positivi provengono da un maggior numero di settori quali l’abbigliamento, il tessile, il calzaturiero, la carta, il cuoio e pellame, l’edilizia, mobili e arredamento. Si confermano con trend negativi la siderurgia e l’energia”.

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