
INCENTIVI NON ADATTI A RISOLLEVARE IL MERCATO
Il mercato auto di marzo ha immatricolato -30% sullo stesso mese 2021 e il trimestre ha chiuso sotto di un quarto. I commentatori hanno ragione a puntare il dito sugli incentivi, annunciati per mesi. Quando nel libero mercato si gioca coi prezzi bisogna avere la competenza per farlo, perché si rischia l’effetto opposto, esattamente ciò che è successo: perché dovrei comprare oggi a 100 un’auto che il mio amico tre mesi fa ha comprato a 90 e un altro fra tre mesi la acquisterà ancora a 90? Allora, la regoletta, che tutti i brand manager di primo pelo imparano in fretta, è semplice: a) se prevedi di alzare il prezzo, annuncialo e forza gli acquisti (tecnicamente: vendite-contro-aumento); b) se prevedi di abbassare il prezzo, stai zitto finché non lo avrai fatto.
Conoscere e osservare questa tecnica avrebbe portato qualche vendita in più, ma certo non avrebbe risolto i problemi che affliggono l’auto nuova da tempo.
Primo. Dal dopo-Covid, l’industria non riesce a produrre le macchine nella quantità richiesta dal mercato. C’è poco da stimolare i clienti con gli incentivi. Le auto non arrivano e ancor meno ne arriveranno con Ucraina e Russia fuori dalla catena di fornitura. Questo spiega una parte del crollo del mercato.
Secondo. I clienti sono confusi nella scelta dell’auto e, trattandosi di un acquisto molto importante, piuttosto che sbagliare preferiscono attendere. A disorientarli è la narrazione di chi gli racconta che le auto termiche diventeranno a breve dei ferrivecchi. Ma sono quelle che ancora il 96% dei clienti acquista.
Terzo. Le auto a pile costano un occhio e pure chi legittimamente le comprerebbe non riesce. Se nel 2021 la loro quota era arrivata al 4,6%, senza gli incentivi nel primo trimestre è scesa al 3,3. Morale: senza i soldi dei contribuenti faranno sempre fatica. Bisogna vedere quanto il Governo potrà mantenerli adesso che le priorità di spesa sembrano cambiare, tipo intervenire sulle accise. Invece, le auto elettrificate, che hanno sia i pistoni che le pile, confermano di crescere nel gradimento degli italiani, con o senza incentivi. Dopo un 2021 chiuso a un terzo delle vendite, con le ibride al 29% e le plug-in al 4,7, nei primi tre mesi hanno sfiorato il 40% del mercato, rispettivamente 33,8 e 5%.
Quali che siano le ragioni, il fatto è che se non entrano nuove auto non possono uscire le vecchie, moltissimo inquinanti e pochissimo sicure: le radiazioni risultano crollate del 29%. Continua invece a funzionare il mercato dell’usato, anche se di meno perché mancano quelle date in permuta ai concessionari: nel trimestre i passaggi netti sono stati 8,5% meno del 2021. Per la felicità del partito anti-auto, quando se ne immatricolano meno la qualità sulle strade non migliora, peggiora.
Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore il 23 aprile 2022 a firma di Pier Luigi del Viscovo