LA TECNOLOGIA DIGITALE RIVOLUZIONA LO STILE DI GUIDA

 In Bollettino, Nuovo

Le applicazioni. I device di bordo identificano e tracciano il veicolo non solo per gli accessi alle Ztl ma anche per intervenire in caso di incidente.

 

La transizione elettrica sta oscurando il matrimonio dell’auto con la tecnologia digitale e la sua apertura alla mobilità, stanno già modificando nel profondo il rapporto dell’uomo con questo fantastico oggetto.

Mentre l’auto ha sempre assorbito le innovazioni tecnologiche che le potevano servire, la mobilità è un capitolo sostanzialmente nuovo. Ovviamente, le macchine sono sempre state proposte come oggetti destinati a muoversi e capaci di farlo con prestazioni diverse, declinate in base ai bisogni dei clienti. Più prestazionali per gli amanti della guida sportiva, più grandi per le famiglie, più confortevoli per chi debba fare tanti chilometri.

Però l’industria, dopo averle progettate, costruite e testate, le esponeva nei saloni e da lì in avanti, dopo l’acquisto, usarle era affare del cliente. Sì, c’era una rete di assistenza ma comunque pensata per quando fossero state in modalità “non marciante” o non al meglio. Poi è arrivato il noleggio a lungo termine, verso la fine del secolo, a dire che l’auto non era quella esposta nel salone ma quella con cui si va in giro, completa dei necessari servizi finanziari e assicurativi e accudita da un sistema pronto a garantire l’assistenza tenendo conto del dove, del quando e soprattutto del quanto a lungo. Sì perché il tempo di “fermo macchina” è di fatto una cancellazione della sua funzione d’uso, come sa bene chi la guida. Assistenza non era più risolvere il problema dell’auto, ma farlo creando meno problemi possibile al driver: è l’auto al suo servizio e mai il contrario.

Sdoganato il concetto che l’auto è quella che si muove su strada con uno al volante, è stato facile inquadrarla nell’intero sistema del trasporto passeggeri, che nel frattempo si arricchiva dell’alta velocità per il medio raggio e dei servizi per la mobilità urbana, con le forme moderne di trasporto individuale, dal car sharing alle bici e monopattini, insieme al trasporto pubblico collettivo. Il quadro complessivo ormai nitido mostra che la mobilità degli automobilisti è più ampia di quella compiuta con l’auto propria.

Intendiamoci, avere la disponibilità esclusiva di un’auto resta la scelta di moltissimi, purché assistita da un sistema come il NLT, pronto ad aiutare affinché sia sempre efficiente e nei tempi più brevi. Ma domani, per alcuni già oggi, non basterà e bisognerà offrire insieme altre forme di mobilità, operate da specialisti ma accessibili nel tempo e con la facilità di una app.

Questa direzione incrocia direttamente la tecnologia digitale, già arrivata per conto suo nell’auto, che ha sempre cercato e incorporato le innovazioni e adesso è a suo agio nell’abbracciare le soluzioni digitali. Forse troppo a suo agio, tanto da non distinguere le soluzioni dedicate al funzionamento della vettura da quelle relative alla mobilità e alle altre esigenze del driver e/o del passeggero.

Gli ADAS, Advanced Driver-Assistance System, rendono le macchine sempre più facili da guidare e, affiancando la guida umana, intervengono in sua sostituzione nei casi di distrazione o quando i tempi di reazione sarebbero pericolosamente lunghi. In quanto soluzioni tese a migliorare la guida e la sicurezza, sono di assoluta pertinenza dei costruttori.

Quando però la tecnologia va oltre il funzionamento del veicolo e incontra la mobilità, non è più così scontato che altri soggetti, che svolgono una missione più votata ad aiutare gli spostamenti, non possano intervenire offrendo direttamente le loro soluzioni digitali. Pensiamo innanzitutto ai device di bordo che identificano e tracciano il veicolo, per gli accessi alle ZTL e alle strade a pedaggio ma anche per intervenire immediatamente in caso di incidente. Adesso questi dispositivi sono più sofisticati e registrano, oltre allo spostamento (luogo, tempo e chilometri) anche lo stile di guida, che non è solo velocità ma pure accelerazioni e frenate.

Tali possibilità mettono in discussione il sistema degli accessi alle ZTL, pensato per limitare le emissioni inquinanti nelle aree urbane densamente popolate e scarsamente ventilate. Attualmente l’unico riferimento utilizzato per i blocchi del traffico o per limitare gli ingressi nelle ZTL è la classe Euro del veicolo, un dato ufficiale ma che non legge il reale grado di emissioni inquinanti. A cominciare dai chilometri percorsi, dato che una Euro2 che circola per 30 km/settimana inquina meno di una Euro6 che ne fa 300. Per proseguire rilevando la velocità, sapendo che una velocità troppo bassa oppure troppo alta porta ad avere delle emissioni inquinanti per chilometro maggiori rispetto a una guida a velocità costante. Per finire proprio allo stile di guida, come emerge da uno studio condotto su 8.000 veicoli dotati di Unibox, la blackbox di UnipolSai: un driver con guida aggressiva inquina con una Euro6 di più di uno con una guida dolce al volante di una Euro4. Per cui sì, la guida aggressiva oltre ad avere potenziali impatti assicurativi ha sicuramente un risvolto ambientale.

In conclusione, passare dall’auto alla mobilità si sta rivelando un salto molto più acrobatico di quanto i costruttori pensassero. Il NLT ha reso evidente che mettere il driver al centro significa guardare all’uso del veicolo e non solo alle sue caratteristiche. Per corollario, la tecnologia digitale rende evidente che sono i comportamenti del driver, e in prospettiva anche dei passeggeri, a fare la differenza, più che i dati di omologazione.

 

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore l’11 gennaio 2024 a firma di Pier Luigi del Viscovo

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