L’ARIA PESSIMA SCAGIONA L’AUTO

 In Bollettino, Nuovo

Ecco la realtà sullo smog 

 

A volte, dare una notizia diventa per sé una notizia. Nel senso che svela una realtà, al di là del contenuto della notizia stessa. Nei giorni passati i media hanno riportato un fatto: l’inquinamento nelle città è rimasto a livelli molto alti, nonostante il traffico sia crollato. L’hanno trattato come una notizia: cosa vera, nuova e rilevante. Concludendo che non siano le macchine responsabili dell’inquinamento dell’aria che respiriamo.

Le cose non stanno così, in quanto il fatto è sì vero e rilevante, ma non nuovo. Questa verità è stata dimostrata, scientificamente ed empiricamente, e comunicata dagli esperti da e per anni. La quantità di polveri sottili (PM) attribuibile al traffico su gomma è intorno al 10%, di cui oltre metà derivante non dagli scarichi ma dal sollevamento di particelle da terra. Infatti, la stazione sotterranea della metro è un posto ad elevatissima concentrazione di PM che, sollevato dal vento all’arrivo del treno, arriva secondo le misurazioni di Dekra a 655 microgrammi per metro cubo, oltre 16 volte quel limite di 40 che porta i sindaci a fermare le auto. Per gli ossidi di azoto (NOx), la provenienza dalle macchine era del 16% pochi anni fa e prevista in discesa al 7% nel 2030, grazie alla sostituzione di vecchie auto con quelle equipaggiate con motori nuovi a emissioni ridotte. Sì, perché l’industria continua a fare progressi enormi. È stato appena divulgato uno studio empirico (su strada) svolto con tre vetture Mercedes, da cui emerge che la più inquinante, quella a benzina, scarica emissioni di NOx e di PM inferiori ai limiti di legge venti e cinquanta volte, rispettivamente, mentre quella diesel emette la metà del PM di quella ibrida plug-in.

Dunque, la notizia non è il fatto in sé bensì che sia comunicato adesso. Finché si poteva, è stato meglio tacerlo, visto che il pubblico si aspetta il male dalle macchine. L’automobile, così chiamata quando certe idee prendevano forma, è un oggetto tollerato ma non accettato con piacere. Vuoi perché l’ideale sarebbe di correre nei prati, vuoi perché antitetico a un pauperismo nascosto, il suo ruolo è quello del maggiordomo nei gialli: colpevole. Eppure, nei gialli d’autore l’assassino è colui che non ti aspetti, similmente a quello che sarebbe il giornalismo: l’uomo che morde il cane. Invece i media sono pieni solo di cani che mordono l’uomo. Molti scelgono di servire al proprio pubblico conforto e condivisione, in luogo della verità, nuova e inaspettata che sia. La verità sarà pure scomoda per chi ne è oggetto, l’assassino, e per chi la riporta, se l’assassino è potente, ma in realtà chi la soffre di più è il destinatario, costretto a rivedere le sue opinioni: credevo che…, sembrava tanto una brava persona… Così, per tenere il pubblico agganciato, si provvede a dargli quelle notizie che sono solo tessere dello stesso puzzle ideologico, in modo che possa completare il quadro che già aveva in mente. C’è differenza tra apprendere ciò che non si sa e apprendere ciò che non si pensa.

L’ideologia è utile per orientarsi verso il futuro, però non deve fare da filtro alla lettura del presente, nel suo stesso interesse, visto che dal confronto con la realtà umana ne uscirebbe rafforzata. Piuttosto di stare ibernata nella mente, senza alcuna chance di realizzarsi, e diventare fanatismo. In questa vicenda di traffico e inquinamento, la notizia non è la macchina, ma l’ideologia di chi ne scrive e di chi ne legge. Ed è rilevante, perché non si limita alle macchine.

 

Articolo pubblicato su il Giornale, il 6 aprile 2020, a firma di Pier Luigi del Viscovo

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