Le imprese motore di cambiamento

 In Bollettino, Noleggio

L’automobile è un termometro dell’economia. Questo 2015 è senz’altro l’anno della ripresa della fiducia, dei consumi, del reddito – e dunque dell’automobile. Ma ripresa non significa riportare indietro le lancette della storia. Eppure, dopo aver ascoltato per anni che ‘crisi vuol dire cambiamento’, che ormai ci stiamo ‘adattando al new normal’ e tutte quelle ricorrenti ovvietà, ancora c’è chi guarda nello specchietto retrovisore. L’auto non è cambiata. L’auto STA cambiando. Questo non è che l’inizio. Ma non è poco. Come vent’anni fa le flotte portarono una mutazione nel sistema di vendita e gestione delle vetture, anche oggi sono le imprese, quelle più piccole, a incominciare un’altra tornata di aggiustamenti. Prima ne prendiamo atto e meglio sarà per tutti.

Dunque, le company car tirano: le immatricolazioni a società riguardano ormai 4 auto ogni 10, mentre fino a pochi anni fa erano meno di 3/10. E allora vediamo quali sono i temi che appassionano di più questi clienti. Il primo è la evoluzione telematica, con cui tutti sanno di dover fare i conti, oggi o domani. Le proposte sono tante e promettono sensibili miglioramenti nell’uso e nella gestione delle auto aziendali. Il problema è che siamo in una fase ancora pioneristica, dove ognuno progetta il futuro e se lo costruisce. Come osserva Elpidio Sacchi, a capo di Safo e profondo conoscitore dei sistemi informatici al servizio delle flotte, “i servizi di gestione auto oggi sono, il più delle volte, puri strumenti pratici per la risoluzione di problemi. Domani sarà fondamentale l’integrazione delle tecnologie in vere soluzioni che permettano di ridurre sempre più il verificarsi dei problemi.” Inoltre al tavolo di questa discussione c’è un convitato di pietra, il regolatore. “Il rapido sviluppo di quest’offerta di servizi impone che lo si regolamenti”, ha ammonito Riccardo Vitelli, un fleet manager di esperienza, che oggi guida un interessante osservatorio sulle flotte, Top Thousand. In mancanza di indicazioni univoche e di norme, aumenta la prudenza delle imprese a decidere come e quando introdurre questi nuovi sistemi di informazione e comunicazione a bordo delle vetture.

L’altro tema resta la politica sui modelli di company car, figlia di orientamenti filosofici anche molto diversi. C’è chi sposa la novità ecologica, dando spazio ai propulsori ibridi, accreditati dai principali centri studi come la soluzione che nell’arco di dieci/vent’anni coprirà una fetta rilevante del mercato. C’è chi invece resta sul classico, puntando su marche e modelli consolidati, per qualità e per funzionalità, ma facendo attenzione a non interpretare, con troppe station wagon, il ruolo di ‘custode della storia’. E poi c’è il capitolo Giulia. Inutile far finta, questo è un capitolo importante per le company car. Perché quello di Alfa Romeo è un riposizionamento di brand e di prodotto da far tremare i polsi. Perché metà delle vendite dovranno venire dalle aziende, grandi o piccole che siano. I noleggiatori prevedranno i valori residui, a fine noleggio. I fleet manager e i dirigenti (a loro è rivolta) crederanno o meno nel posizionamento premium, in alternativa alle blasonate tedesche. Ciascuno deciderà per sé. Ma è un cambiamento col quale confrontarsi.

Molti modelli di auto adesso nascono con allestimenti pensati ad hoc per l’uso flotte aziendali. E diversi modelli sono pensati in particolare per i manager, nella speranza di essere scelti come benefit. Se pensiamo, inoltre, che gli operatori del noleggio a lungo termine stanno strappando clienti alle concessionarie, che negoziano sconti consistenti con le case costruttrici e che nel conteggio della categoria flotte statisticamente rientrano le auto vendute a “km zero”, si capisce bene come questo segmento sia sempre più centrale nelle strategie commerciali e di design delle case.

Proprio per dibattere sui cambiamenti in corso nel sistema della distribuzione e vendita delle auto nuove si incontreranno a La Capitale Automobile, venerdì 23 a Roma, insieme a Unrae e Federauto, i vertici di molte case auto e importanti concessionari e gli esponenti dei servizi accessori.

Una nota finale: pur considerando che la leva fiscale abbia in fin dei conti un impatto relativo sulle vendite, salvo una certa accelerazione dovuta ad ammortamenti più veloci, resta indubitabile che gli italiani che producono reddito e benessere siano vessati. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha dichiarato che chi nel 2016 investirà in beni strumentali della propria azienda, purché non siano immobili, avrà la possibilità di portare in ammortamento non il 100 per cento ma il 140 per cento”. In questo scenario, alzare l’ammortamento (è al 20%) e la detraibilità dell’IVA (è al 40%) per l’auto aziendale sarebbe quanto men auspicabile.

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 20 ottobre 2015, a firma di Pier Luigi del Viscovo

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