LO SMARTPHONE INTEGRATO SI, MA PER UTILITÀ, NON PER GIOCARE

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Acquistare un’auto online potrebbe anche starci, ma c’è un ruolo per la concessionaria. Integrare il telefono nella macchina va bene, ma non per giocare. La mobilità con l’auto propria, ma anche senza: il car sharing ha fatto breccia. In sintesi, è quanto emerge da un sondaggio condotto a fine gennaio, su un campione rappresentativo degli automobilisti, da Ipsos nell’ambito del programma di indagine promosso da Agenzia Italia.

La concessionaria risulta di gran lunga il posto preferito per l’acquisto di un’auto, in linea con il bisogno di contatto personale, però emerge anche una buona frequentazione del web, siano i siti dei costruttori (il car configurator) ovvero i siti specialistici, dove trovare informazioni utili. Resta comunque importante per gli automobilisti il parere e l’esperienza di persone conosciute. Per quanto concerne le scelte di domani, davanti all’ipotesi di comprare l’auto online il campione si è spaccato esattamente a metà.

Always on. Integrare lo smartphone con la macchina va bene, per 7 automobilisti su 10, ma l’interesse è dettato principalmente da quelle funzioni che possono migliorare concretamente l’uso dell’automobile. Infatti, metà e più del campione si mostra tiepido per tutte le funzioni oggi tipiche dello smartphone, quali la messagistica, le varie app e l’accesso ai social network: non è per questo che il telefono deve integrarsi con l’automobile. Piuttosto, lo smartphone deve aiutare a muoversi bene, dando informazioni sulla viabilità e sul traffico. Poi, una volta a destinazione, deve aiutare a trovare il parcheggio, che rimane l’altro grande bisogno, soprattutto nei centri urbani. Dove poi l’interesse diventa diffuso è sulla possibilità che il telefono, integrandosi con la vettura, ne aumenti la sicurezza e sia un efficace sistema contro il furto, oltre a fungere da interfaccia per la diagnosi dell’auto, in modo da sapere esattamente quali interventi siano necessari.

Venendo al futuro prossimo, metà degli automobilisti vede nella sicurezza la principale utilità dei sistemi di guida assistita, che risolveranno anche altri problemi, ma non il traffico e i parcheggi. In tema di mobilità, quattro automobilisti su cinque ritengono essenziale il potenziamento dei mezzi pubblici. Ma poiché ci si continuerà a spostare anche in auto, il 60% confida che un contributo alla mobilità arriverà dalla ricezione di informazioni in tempo reale sul traffico e sulla disponibilità di parcheggi e, in prospettiva, dai sistemi di guida assistita. C’è poi anche chi indica il car sharing: tre automobilisti su dieci l’hanno utilizzato e ne riportano un livello di soddisfazione piuttosto elevato. Tra chi non lo utilizza, solo uno su tre si dice poco interessato a provarlo nel prossimo futuro. Tra questi attuali e futuri utilizzatori del car sharing c’è addirittura chi prevede, per il futuro, di rinunciare al possesso di un’auto in via esclusiva (che sia di proprietà o a noleggio). È una percentuale rilevante, un automobilista su cinque, che pensa di avvalersi di un’auto quando serve, integrandone l’uso con altri mezzi di trasporto, collettivi (bus, metro) e individuali (taxi). Se anche solo la metà di quanti lo dichiarano rinunciasse nei prossimi anni ad avere un’auto propria, la riduzione del parco circolante sarebbe significativa, ai fini di un minore ingombro di vetture inutilizzate e conseguente maggiore fluidità nella circolazione.

Come sempre, l’uomo della strada sembra ben agganciato alla realtà e alle sue prospettive concrete, più di tanti voli pindarici di cui spesso si legge.

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore l’11 aprile 2017 a firma di Pier Luigi del Viscovo.

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