PER IL NOLEGGIO TREND IN CRESCITA CONTINUA

 In Bollettino, Noleggio

Avvio d’anno positivo per il rent a car, con fatturato e volumi in aumento del 7% nel primo trimestre 2024. Molto buona la performance del lungo termine che segna un +15% con maggiori richieste anche dai clienti individuali.

 

Avvio d’anno positivo per il rent-a-car, con fatturato e volumi a +7% sul I trimestre 2023, e scoppiettante per il lungo termine, col fatturato da noleggio a +15% e flotta in noleggio per oltre 12 mesi a +8%. Questi primi dati che seguono a un 2023 molto buono lasciano intendere un’ulteriore crescita, che pone agli operatori la sfida di investire per essere pronti a soddisfare una domanda non solo più ampia ma portatrice di aspettative diverse da quelle servite, e molto bene, finora.

Nel 2023 il NLT ha superato i dieci miliardi di giro d’affari (10,6) in crescita del 13% sull’anno precedente. L’attività caratteristica, il noleggio appunto, vale 7,5 miliardi rispetto ai 6,8 del 2022 (+10%) mentre la rivendita di veicoli usati a fine noleggio ha toccato quasi i 2,9 miliardi di euro, un quarto in più dei 2,3 dell’anno precedente. Si tratta di un risultato, quest’ultimo, legato ai valori medi che l’usato ha espresso, congiuntura favorevole che dovrebbe attenuarsi sebbene non scomparire del tutto.

La crescita del NLT non è una notizia ma una costante. Invece è interessante osservare quanto business venga dai privati, con e senza partita IVA: ormai pesano quasi l’11% del fatturato e il 13% della flotta circolante. Numeri importanti che diventano ogni anno più grandi ma che già contengono un segnale da non trascurare: questi clienti mediamente scelgono vetture e servizi meno costosi rispetto alle flotte aziendali, che ancora valgono il 78% dei veicoli e l’83% del fatturato. Quindi nel futuro dei noleggiatori ci sono più volumi, sì, da più clienti piccoli/individuali, sì, con un fatturato per unità più basso, anche, pertanto con un margine unitario inferiore, forse.

In questo scenario, dobbiamo chiederci se tali clienti porteranno solo economie di scala oppure anche un’aspettativa di servizi diversi con relativi maggiori costi.

Aprendo il capitolo della personalizzazione del servizio, ci si imbatte nello stile di guida che può variare, e molto, da driver a driver. Nei grandi numeri della flotta di un singolo cliente una media generale può andare bene, anche se fino a un certo punto, visto che è pur sempre un prodotto promiscuo che incide economicamente sulle tasche del dipendente. Quel che è certo è che nessuna media potrà accontentare il cliente della singola vettura, allorché ritenga di usare l’auto in modo virtuoso e si aspetti che il risvolto economico ne tenga ben conto.

In proposito, qualche indicazione arriva da un recente studio condotto da un pool di imprese (Dekra, Escargo, Targa Telematics e UnipolTech) su un campione di 160 addetti ai lavori. Il panel si è detto all’80% convinto “che i premi assicurativi debbano essere definiti anche in funzione di una profilazione del driver basata sullo stile di guida (velocità, accelerazioni e frenate)”. Come dire? Questione di stile. Ma non solo. Per correre dei rischi è necessario che l’auto sia in movimento. Ed ecco che oggi la tecnologia consentirebbe di personalizzare il premio kasko anche in base ai chilometri percorsi e al tempo effettivo. Sì ma… i clienti che ne pensano? Il 78% del panel ritiene che quelli corporate sarebbero favorevoli, e per quelli piccoli, cosiddetti consumer, la percentuale sale all’84%.

Uscendo dagli aspetti tecnici che qui interessano il giusto, questa prospettiva florida si può sintetizzare in una parola semplice: investimenti, sull’organizzazione aziendale e sui sistemi informatici. Perché non si tratterebbe solo di gestire più contratti e più vetture, ma di relazionarsi con una platea di singoli clienti portatori di esigenze personali e diverse. Nella realtà pratica del bilancio, una crescita simile richiederebbe di assorbire una liquidità maggiore di quella generata dal business.

Come sostiene il presidente di Aniasa Alberto Viano, “una crescita anno su anno superiore al 5/7% può comportare uno sforzo immediato nei bilanci delle società, che devono sostenere investimenti organizzativi e informatici con impatto immediato sul conto economico. È un tema di cash-flow: stai facendo profitti e vuoi crescere; se ci riesci oltre il 5% di fatto diventi cash-negative. Questo non sempre trova la disponibilità degli azionisti, specie adesso che il denaro costa”. È questo elemento a fare la differenza, rispetto agli altri cicli di sviluppo del NLT, 20 anni fa e poi prima del Covid. Allora il mondo viveva in un periodo di abbondanza di liquidità, che portava il costo del denaro a zero e anche sotto. In quello scenario finanziario, era facile impiegare capitali per comprare e affittare auto con un rendimento a due cifre. Quel mondo si ammalò di Covid e la terapia fu una quantità abnorme di helicopter-money da rendere poi necessario ridargli un senso alzando i tassi per frenare l’inflazione. Sia come sia, il messaggio ai noleggiatori è che devono imparare a essere convincenti verso gli azionisti o verso altri investitori.

Ciò porta all’altro grande tema: quale modello di business pensano di proporre per un servizio molto polverizzato, fatto di piccoli e piccolissimi clienti? In questi vent’anni il NLT ha costruito un canale lungo, fatto da broker commerciali che intercettano i clienti che non siano flotte di una certa consistenza. Poi negli ultimi anni sono sorti operatori che intervengono tra il cliente e il noleggiatore anche nell’erogazione del servizio, assumendo delle responsabilità verso i clienti, che chiedono loro una personalizzazione del prodotto che per i grandi noleggiatori forse sarebbe antieconomica. C’è da chiedersi se la crescita prevista di questo segmento di domanda non sia la spinta per un nuovo modello, dove il grande noleggiatore farebbe da hub industriale per un prodotto-servizio da rifinire a valle a cura di operatori minori ma più vicini al cliente.

Infine, il rent-a-car. Ha chiuso un 2023 stellare sfiorando il miliardo e mezzo di giro d’affari, e questo è bene, ma il prezzo medio per giorno di noleggio, pur rimanendo sopra i 40 euro che prima del Covid era impensabile, è diminuito del 6% e questo è male. Non solo per il principio generale dell’economia per cui le attività d’impresa devono produrre ricchezza, ma anche perché questo servizio ha davanti a sé una sfida. Non è una novità che esista una domanda potenziale di uso on-demand dell’auto non associata a turismo. Perché questa domanda diventi realtà occorre che il servizio sia accessibile facilmente e a prezzi contenuti nelle città, dove le persone vivono, e non in aeroporto, dove invece viaggiano. Anche questa sfida porta dritto agli investimenti in tecnologia, e non è una coincidenza.

 

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore il 30 maggio 2024 a firma di Pier Luigi del Viscovo

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