PREZZI ALLE STELLE, POCHI SORRISI. COSÌ CAPRI FA MALE A SE STESSA

 In Bollettino, Economia, Società

Il cortocircuito sull’isola: costi raddoppiati e turisti che scelgono altre mete. Anche i servizi non sono all’atezza.

 

Piazzetta di Capri semivuota alle 9,10 e 11 di sera, con pochissimi passanti e due terzi dei tavolini tristemente liberi, quando prima dovevi raccomandati al cameriere affinché ti desse il primo disponibile. Ristoranti con tavoli liberi alle 21.30, e nessuno che li occupi, laddove pure con la prenotazione aspettavi in fila per 10/15 minuti. Lettini disponibili negli stabilimenti e nelle piscine. Funicolare senza fila a mezzogiorno. Negli alberghi non c’è il tutto-esaurito. E siamo a ridosso di Ferragosto.

Mancano i turisti, ma quali? Ci sono molti arabi e mediorientali fai-da-te, vestiti griffati da alto-spendenti. Pochi russi, ma è comprensibile. Non ci sono i gruppi americani e inglesi, quelli che per 2/3 notti riempiono gli alberghi. L’industria del turismo muove grandi volumi con pacchetti di tour operator internazionali. Quando confeziona un viaggio con Napoli, Pompei e costiera sorrentina (non Sorrento che ti farebbe sballare i costi) e la chicca, Capri, è il 40% più cara la deve escludere. Perché i suoi clienti non sono benestanti ma middle class, quando non addirittura pensionati della working class che si concedono il viaggio della vita. Non saranno quelli che rendono figa l’isola, ma sono loro a far quadrare i conti, bilanciando l’equazione tra le camere top e quelle senza vista mare, tra i giorni di magra e i weekend di fuoco delle coppie e dei single.

Ma soprattutto mancano gli italiani. Per capirci, non chi si spara un weekend di ostriche e champagne a 3.000 euro, ma quelli delle due/tre settimane, in case in affitto o negli alberghi 4 stelle da 300 euro a notte. Perché hanno escluso l’isola più bella del mondo e a portata di aliscafo? In parte per i prezzi troppo cari, ma non solo.

È vero, alcuni alberghi hanno ristrutturato diventando strutture bellissime adatte a un turismo di lusso con prezzi raddoppiati e triplicati. Ma ci sta, l’isola ne aveva bisogno. Però molti altri senza investire un euro hanno solo alzato i prezzi del 50% e più rispetto al pre-Covid. Camere si trovano, oggi e fino a venerdì, ma a 500/600 euro a notte nei classici 4 stelle, quelli che tre anni fa te ne chiedevano 300. Insomma, pochi hanno investito e tanti altri hanno solo alzato i prezzi.

Una strategia figlia della congiuntura ma anche della cultura microeconomica caprese, secondo cui se ci sono meno clienti bisogna alzare i prezzi per avere lo stesso incasso. Il lockdown, azzerando gli arrivi dall’estero, indusse proprio questo, ma costrinse pure gli italiani a stare nelle località domestiche, Capri inclusa, pagando conti più salati a cui non erano abituati. Così fino allo scorso anno il pienone fu assicurato. Oggi con le frontiere aperte la risposta è arrivata, con una mancanza che si riflette su ristoranti, bar e stabilimenti, pure su quelli che non hanno alzato i prezzi.

Ma c’è di più. Il livello dei servizi non è cresciuto con i prezzi, a cominciare dai taxi. Non è accettabile sbarcare e fare una fila di un’ora sotto al sole per arrivare a una stanza da 1.500 euro a notte. Poi c’è quell’intangibile human touch che nel lusso è essenziale. Tanti si sono trovati a pagare cifre alte a gestori e personale che non le meritavano perché freddi e sgarbati. In prospettiva, è questa la sfida. Capri può reggere un turismo lusso e magari è anche auspicabile. Solo non bastano alberghi top gestiti bene e altre strutture dai prezzi esorbitanti. Serve che tutti gli operatori dell’isola più bella del mondo facciano un salto di qualità. Perché quella bellezza mozzafiato che Dio gli ha donato è una risorsa, non un vitalizio.

 

Articolo pubblicato su il Giornale il 9 agosto 2023 a firma di Pier Luigi del Viscovo

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