RIVOLUZIONE SEGMENTO B: ORA VINCONO I BABY SUV

 In Bollettino, Nuovo

Le scelte dei clienti per l’auto cittadina si stanno orientando sempre di più verso i modelli SUV, la cui offerta aumenta. È l’allure per sostenere dei prezzi ormai lontani da quelli d’attacco che si trovavano fino a pochi anni fa. Ma non è una sfida facile per i disegnatori.

I SUV sono importanti per il mercato auto. Negli anni in cui la comunicazione si sgola per enfatizzare i nuovi motori elettrici e i cockpit spaziali che parlano, è stato invece il fascino del body a sedurre i clienti. Apparsi a inizio secolo nei segmenti alti, sono esplosi nel decennio scorso stimolando i clienti a cambiare auto e, quel che più conta, a pagare un prezzo più alto pur di guidarne uno. Se nel 2013 i privati acquistavano auto dal valore medio di 17.300 euro, nel 2019 erano arrivati a 20.000 euro. Nei tempi degli sconti forti e dei km0, aver orientato gli acquisti dei modelli di fascia media e medio-alta sui SUV ha tenuto a galla i bilanci dei costruttori. Oggi questo body pesa l’80% delle vendite del segmento C e addirittura l’87% del segmento D. In pratica, si vendono solo loro.

Dopo il Covid e i chip, il fenomeno prosegue. La quota dei SUV sulle immatricolazioni è passata dal 48% del 2021 al 57% dell’anno appena chiuso. Hanno eroso la quota delle berline, passata in due anni dal 44 al 36%. Ma solo perché non c’è altro. Infatti, le station wagon, un tempo regine delle vendite, sono ormai da anni intorno al 4% delle scelte dei clienti, mentre sportive e multi-purpose sono al 3%, insieme. La crescita recente proviene dalla diffusione dei SUV tra le piccole da città, il segmento B – quello della Punto, per capirci. Nel 2023, con 743.000 immatricolazioni, ha pesato quasi metà del mercato totale. Su cinque vendite, due erano modelli classici, in crescita del 15% sul 2022, mentre gli altri tre erano appunto SUV, con un più 21% rispetto alle vendite dell’anno precedente. Sono in gran parte scelte dei privati, visto che il noleggio in questo segmento è intorno al 20%, ben lontano dal 30 e oltre che segna nel mercato totale. Ma è normale, visto che il noleggio è una formula ancora destinata prevalentemente a vetture di classe media e medio-alta.

Scendendo tra le più piccole, quelle di segmento A, notiamo che il fenomeno non è così significativo. Su poco più di 200.000 immatricolazioni nel 2023, appena il 14% erano SUV, però in crescita del 23% sull’anno precedente. Segno che la voglia c’è e cresce.

Indubbiamente, non è una sfida facile disegnare vetture così corte e dar loro il look di un SUV. Però è un fatto che anche chi usa l’auto in città trovi irrinunciabile non tanto l’idea dell’uso sportivo (sport utility) quanto la comodità di guardare il traffico da una decina di centimetri più in alto rispetto alle auto normali.

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore il 17 febbriao 2024 a firma di Pier Luigi del Viscovo

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