SERVE UNA CONTRO-NARRAZIONE PER LA “DOTTRINA FAZIO” SUI GIOVANI

 In Bollettino, Società

Senza un’intellighenzia che proponga un’idea di vita e di società alternativa a quella che la sinistra ha imposto per decenni, la politica di destra non può davvero incidere.

Il caso concreto è quello del Ministro Valditara, che vorrebbe introdurre il giudizio “gravemente insufficiente” alle scuole elementari. Vorrebbe. Ancora non l’ha fatto, ma subito la macchina intellettuale della sinistra si è mossa, con l’efficienza della vecchia scuola PCI.

Uno dei loro centravanti, Fabio Fazio, ha tuonato dalle colonne di Oggi. “Significherebbe solo trauma e umiliazione. Averci pensato dimostra di non capire da quale fragilità siano afflitti i giovani. Dalle elementari alle superiori la scuola deve appassionare e aiutare a scoprire le proprie passioni, ascoltando i ragazzi. Una scuola fatta di lezioni frontali, compiti e verifiche è anacronistica e fonte di stress.”

Non ci siamo, caro Fazio. Non ci siamo proprio. I giovani non nascono fragili, ma lo diventano se viene loro sottratta ogni prova, ogni ostacolo. A scuola si va per apprendere, dal banale leggere, scrivere e far di conto alle problematiche più complesse, che allenano la mente a pensare, organizzare, ricordare e fissare le priorità. Questo processo costa impegno e fatica, esso pure parte essenziale della crescita e della fortificazione.

Certo, non siamo tutti uguali; eppure, è giusto dare a ciascuno tutte le opportunità.

Proprio per questo, se un bambino fosse “gravemente insufficiente” sarebbe nel suo interesse scoprirlo per capire come aiutarlo. Perché quel bambino, da adulto, non troverà una vita meno selettiva e meno competitiva. Non valutarlo significa non poterlo aiutare e dunque condannarlo a una vita con minori opportunità. A meno di livellare tutti al livello del meno bravo.

Forse Fazio ha in mente proprio questa società, dove non serve impegnarsi, poiché tutto sarà garantito. Una volta lo chiamavamo comunismo. Porta decrescita e povertà. Se il Governo non se ne occupa, è là che finiremo.

 

 

Articolo pubblicato su il Giornale il 2 marzo 2024 a firma di Pier Luigi del Viscovo

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