SOLO UN AZIENDA SU QUATTRO AGGIORNA LE LINEE GUIDA

 In Bollettino, Noleggio

Ricerca Arval Consulting. In un’impresa su due i documenti relativi alla gestione delle auto aziendali risultano in vigore da cinque o più anni.

 

Oramai quasi mensilmente assistiamo al lancio di un’innovativa soluzione di mobilità proposta da un’azienda o da un pool di aziende integrate. Ma solo alcune di esse trovano riscontro nelle scelte di mobilità delle aziende clienti. Spesso le innovazioni sono troppo avanti e non decollano; il comportamento di scelta e di acquisto del cliente andrebbe analizzato a fondo.

La company car policy è uno strumento importantissimo per fare luce sulle strategie di mobilità delle aziende, non solo su quelle attuali ma anche future perché, ad esempio, solo un’azienda italiana su quattro prevede un aggiornamento annuale della car policy, mentre in una su due, i documenti relativi alla stessa rimangono in vigore da cinque o più anni. Inoltre, solo il 14% delle aziende ha una mobility policy, il che ci dice molto sulla resistenza al cambiamento. Queste evidenze emergono dalla ricerca su 100 imprese appena realizzata da Arval Consulting e che indaga su diversi aspetti della company car policy intesa come quel documento che definisce i criteri di assegnazione, utilizzo e gestione dell’auto aziendale.

La parte più rilevante della car policy, la cui responsabilità ricade per nove aziende su dieci sulla funzione risorse umane, è relativa alla scelta dei modelli. L’opzione più diffusa (70%) è l’adozione di una car list che consente all’azienda di selezionare i modelli più efficienti, garantire parità di trattamento dei dipendenti, semplificare il processo d’ordine dell’auto e implementare al meglio le strategie dell’azienda. All’interno della car list i criteri legati alla scelta dell’auto sono economici: il canone di noleggio e il costo totale di utilizzo.

La quasi totalità delle aziende divide i beneficiari dell’auto aziendale in tre o quattro fasce alle quali sono collegati i diversi modelli da scegliere.

Quando non esiste una car list, vengono definiti dei limiti alla scelta del modello legati all’alimentazione, al tipo di carrozzeria, al livello di emissioni e al brand.

Il 30% delle aziende consente un upgrade del modello con una quota a carico del driver, mentre sette aziende su dieci prevedono un downgrade ma senza vantaggi economici per l’utilizzatore. Otto società su dieci consentono l’aggiunta di optional, il che rafforza l’utilizzo esclusivo dell’auto aziendale per il manager.

C’è ancora strada da fare: i principi di base della car list dovranno necessariamente evolvere, passando da una logica di modello ad una focalizzata sul budget e sugli obiettivi aziendali di sicurezza e sostenibilità.

L’auto aziendale concessa in uso esclusivo al manager è un fringe benefit importantissimo e a volte diventa anche un elemento di scelta di una posizione lavorativa rispetto ad un’altra. Proprio per questo, i costi di rifornimento sono nella maggior parte dei casi coperti anche per l’utilizzo personale.

Le fuel card sono lo strumento preferito per la gestione del rifornimento della flotta termica. Al contrario, per le flotte green si registra che gli strumenti di pagamento delle ricariche elettriche sono ancora poco diffusi e le spese per la ricarica sono gestite ancora in maniera non efficiente.

La ricarica a casa è fondamentale per stimolare la scelta dei veicoli plug-in o elettrici. L’abitazione è il luogo in cui la vettura è in sosta durante la notte e questo permette una ricarica che agevola un utilizzo sereno soprattutto per l’uso personale e nei giorni di assenza dall’ufficio. Per questa ragione il 60% delle aziende rimborsa la ricarica domestica. Tuttavia, solo un’azienda su dieci supporta in termini operativi ed economici l’installazione di wallbox domestiche.

Relativamente ai contratti in noleggio a lungo termine, sei aziende su dieci non pongono limiti alla durata e alla percorrenza, mentre otto aziende su dieci prevedono norme di contenimento dei costi extra canone anche attraverso la partecipazione economica del driver. Per i danni di fine contratto la prassi è di addebitare i costi all’utilizzatore.

Il tema della sicurezza del driver alla guida è estremamente rilevante per le aziende. Una su due ha nella company car policy una sezione dedicata ad hoc. I contenuti che vertono sulla sicurezza stradale sono finalizzati alla sensibilizzazione del driver. Tuttavia, non sono sufficienti se non affiancati da corsi di guida (che però sono previsti sono dal 10% delle aziende) o da altre iniziative più efficaci. Nelle car policy è previsto che i modelli da scegliere debbano obbligatoriamente essere attrezzati con alcuni dispositivi ADAS come, ad esempio, il limitatore della velocità, la frenata automatica di emergenza e il mantenimento della corsia.

Non basta però stimolare la consapevolezza verso una guida più sicura. La stessa va anche monitorata. Cresce, in effetti, la consapevolezza dell’importanza di adottare servizi di connettività per l’analisi dello stile di guida. Tuttavia, solo il 37% li adotta mentre il 48% è propenso a farlo.

La necessità di rendere la flotta più sostenibile è un tema sempre più diffuso tra le aziende. Il 70% include nella car policy una o più alimentazioni elettrificate ed il 34% fissa un tetto alle emissioni di CO2. Solo il 15% mette in campo degli incentivi per la scelta del modello green. Inoltre, solo un’azienda su dieci utilizza la car policy come mezzo di diffusione di contenuti utili a sensibilizzare, informare e istruire i driver per un maggiore impegno sulle tematiche green.

 

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore il 19 dicembre 2023 a firma di Alessandro Palumbo

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