SUPERAMMORTAMENTO, PMI, PARTITE IVA E PRIVATI. BREVE VIAGGIO ALLE RADICI DEL FENOMENO NLT.

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Il noleggio a lungo termine (NLT) ha comprato nei primi dieci mesi dell’anno più macchine di quante ne aveva acquistate nell’intero 2015. Grazie, si dirà, questo è l’anno della ripresa del mercato, in cui c’è il rimbalzo (iniziato già l’anno scorso, in verità) del biennio terribile 2013/2014. Vero, solo che in quegli anni bui il NLT non aveva fatto mancare i suoi acquisti. Nel 2011 la sua quota sul totale del mercato era poco sopra l’8%; nel 2013 era già sopra il 10%, mentre lo scorso anno ha superato il 12%. Quest’anno, continuando di questo passo, potrebbe facilmente sfiorare il 13% – complice la corsa prevedibile a immatricolare che si scatenerà in queste settimane, per beneficiare al massimo del super-ammortamento, che da gennaio sarà dimezzato, passando dal 140 al 120%. In effetti, non è un mistero che la scelta di escludere dal beneficio fiscale le vetture aziendali acquistate e assegnate in uso promiscuo ai dipendenti e quelle di professionisti e ditte individuali (queste ultime da sole valevano nel 2015 oltre il 10% del mercato) abbia favorito il NLT. Infatti, per gli operatori del noleggio tutte le auto sono strumentali, anche se poi il cliente le assegna in uso promiscuo. È quanto ha confermato Andrea Cardinali, vice presidente di Aniasa, l’associazione dei noleggiatori: “I noleggiatori stanno utilizzando il beneficio fiscale del super-ammortamento anche a vantaggio dei clienti, ciascuno in base alle proprie politiche, e questo proseguirà fino alla fine dell’anno, anche con un’accelerazione, visto che da gennaio il vantaggio sarà dimezzato, passando dal 140 al 120%”. Ma a parte la congiuntura favorevole del super-ammortamento, prosegue Cardinali, “il NLT cresce come il mercato perché sta espandendo la base di clientela”. Dunque, come indicato sopra dai numeri, non si tratta di un recupero di volumi che erano stati accantonati negli anni scorsi, ma di una vera e propria penetrazione, come già da tempo stiamo sostenendo, in una nuova fascia di clientela, le PMI e i professionisti con Partita IVA, a cui dopo seguiranno i privati, con i quali sono già in corso le prove generali.

Un’indagine recente, il Corporate Vehicle Observatory di Arval, multinazionale del NLT, ci consente di dare un’occhiata da vicino alle caratteristiche delle piccole e medie imprese italiane, dal punto di vista delle auto e dei veicoli commerciali che utilizzano. Il primo dato è proprio il numero di veicoli che usano: circa la metà di esse possiede un solo veicolo, mentre una su quattro ne possiede due e il restante quarto si distribuisce tra tre e cinque veicoli in flotta.

Stringendo il focus sulle sole macchine, emerge che una su tre non ne possiede (usando evidentemente solo furgoni) e una su tre possiede una sola macchina, mentre il restante terzo ha una consistenza di due o tre auto al massimo. Per i furgoni, solo un’azienda su cinque dichiara di non possederne, mentre la metà ne ha solo uno e un altro quinto del campione ne possiede due.

Il dato più inatteso però riguarda la ripartizione degli acquisti, tra veicoli nuovi e usati. Un’auto su tre e un furgone su tre vengono acquistati usati dalle aziende. Ancor più interessante, le medesime percentuali si riscontrano anche nei principali Paesi dove è stata condotta l’indagine, Francia, Uk, Olanda e Spagna.

Infine, ed è probabilmente il dato più significativo, gli anni di tenuta in flotta dei veicoli (quelli acquistati nuovi), con un raffronto molto opportuno con i valori del 2011. Cinque anni fa, le PMI italiane tenevano le auto poco più di 5 anni, come le loro cugine europee. Nel 2016, le italiane dichiarano di tenere le macchine per ben 7,6 anni, un anno di più che negli altri Paesi. Per i furgoni il periodo è cresciuto ancora di più. Se nel 2011 le aziende italiane li tenevano per 4 anni, uno meno delle stesse PMI in Europa, quest’anno la fotografia appare ribaltata: le aziende di Olanda, UK, Spagna e Francia tengono i veicoli commerciali in media per quasi 8 anni e le italiane superano i 9. Nel complesso, la rotazione si è quasi dimezzata. Effetto della crisi, si direbbe. Però potrebbe anche trattarsi di una scelta aziendale originata dalla miglior tenuta dei prodotti, magari scoperta sì grazie alla crisi. I mercati sono in ripresa, dunque lo sapremo presto.

Articolo uscito su Interauto News di Novembre 2016, a firma di Pier Luigi del Viscovo.

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