PREZZI FERMI MA CRESCE IL VALORE DELLE CINESI

 In Bollettino, Nuovo

Un mix di marche e modelli spostato verso l’alto, listini aumentati solo dell’1%, una pressione forte dei costruttori sul noleggio, la quota dei brand cinesi che supera quella dei coreani e il valore medio a listino delle auto made-in-China aumentato di quasi 5.000 euro.

Queste le principali novità emerse dall’analisi del mercato in valore, prodotta dal Centro Studi Fleet&Mobility col supporto di Q8 Italia, Targa Telematics e Dataforce.

Il dato principale, un valore netto di 45,3 miliardi di euro con una flessione dello 0,6% pari a circa 200 milioni, è solo la sintesi di vari fattori.

I volumi sono diminuiti del 2,7% appena sopra 1,5 milioni di targhe, ma il valore lordo è aumentato di quasi un punto a 54 miliardi, spinto da un incremento del 3,6% del valore medio unitario a prezzi di listino, 35.362€, frutto della combinazione di due fattori: le Case hanno aumentato i listini, ma appena dell’1%, mentre i clienti hanno variato il mix del 2,6% virando verso marche/modelli più costosi. Una causa sta nella flessione dei privati, meno 80.000 targhe a un valore medio unitario lordo di 31.600€, contro un aumento dei noleggi, più 51.000 unità a 39.600€. Un’altra forse è stata la disponibilità di modelli cinesi alto-di-gamma a prezzi abbordabili, che hanno convinto chi era fuori dal mercato in attesa.

Dal mercato lordo, più 0,9%, al netto, meno 0,6%, c’è tutta la pressione esercitata dai costruttori, soprattutto sul canale noleggio. Verso il rent-a-car è continuata la risalita degli sconti, dopo che negli anni di scarsa produzione le forniture erano state centellinate e scontate meno del solito. Verso il lungo termine invece sono aumentate molto le forniture a stock, ossia km0, principalmente verso le società captive. Queste ultime, infatti, hanno assorbito 51.000 unità in più rispetto al 2024, laddove le altre ne hanno immatricolato 15.000 in meno. Il valore medio unitario del mercato al netto di sconti e incentivi è comunque aumentato superando i 29.600€.

I brand cinesi hanno raggiunto il 7% del mercato in termini di valore lordo, a fronte del 9% in volume, segno di una spiccata aggressività nel combinato prezzo/mix. Per fare un confronto, i coreani sono al 5% in valore col 6% in volume, mentre i giapponesi hanno una quota del 13% in valore e del 14 in volume. La distanza tra quota in volume e quota in valore qualcosa dice del posizionamento, più o meno price competitive. Ma il dato che più rileva è il valore medio unitario dei cinesi, aumentato di quasi 5.000€ in un anno fino a 28.441€. È il risultato di un mix di vendite spostatosi decisamente verso la parte alta del mercato. Ormai non sono troppo distanti dai 30.644€ delle auto coreane e dai 32.482€ delle giapponesi.

 

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore il 27 giugno 2026 a firma di Pier Luigi del Viscovo

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