Biocombustibili: leggi chiare e sinergie tra operatori
Esponenti dell’industria energetica, agricola e automobilistica si sono confrontati nel corso del convegno “Campo Largo – Bio Fuel” su ruolo e prospettive dei biocarburanti nella transizione ecologica.
L’Automobile Club d’Italia ha ospitato il convegno “Campo Largo – Bio Fuel”, organizzato dal Centro Studi Fleet&Mobility e promosso da Q8 Italia come occasione di confronto sull’impiego dei biocarburanti nel prossimo futuro. L’incontro ha visto la partecipazione di importanti player di diversi settori strategici per l’Italia, che hanno evidenziato dubbi e speranze, con i dati alla mano, per una transizione energetica del Paese sostenibile, accessibile e condivisa. I relatori dell’evento, presentato dal prof. Pierluigi Del Viscovo del centro studi organizzatore dell’evento, sono stati: il Presidente dell’Unione Energie per la Mobilità UNEM, Giovanni Murano; il Presidente Coldiretti, Ettore Prandini; il Presidente Federauto, Massimo Artusi; il Vicepresidente di Confagricoltura, Sandro Gambuzza; il Direttore Renewable Energy & Supply Chain Q8, Raffaele Iollo; il Direttore della Fondazione Caracciolo ACI, Francesco Scotto; il Direttore Editoriale Automotive di Quattroruote, Gian Luca Pellegrini; il giornalista del Sole 24 Ore, Mario Cianflone.
Il dibattito ha acceso i riflettori sul fatto che i biofuel rappresentino una risorsa già disponibile, ma la loro adozione su larga scala richiede gradualità, politiche coerenti, investimenti e sinergia tra gli operatori e le istituzioni pubbliche.
Il passaggio verso nuove forme energetiche deve tener conto dell’attuale struttura di mercato, con una trasformazione graduale degli impianti e dei processi industriali, sostenendo la transizione verso carburanti e tecnologie green in modo dolce, in modo da garantire il mantenimento degli equilibri socio economici del settore. Le nuove forme di alimentazione energetica, almeno inizialmente, andranno inoltre ad affiancarsi e non a sostituire quelle fossili, a causa del continuo aumento della domanda di energia a livello mondiale e dei tempi necessari per i nuovi processi ad entrare a regime.
SCENARIO: FONTI ATTUALI E NORME
Secondo il rapporto della Commissione Europea sullo stato dell’Unione dell’Energia 2023, il consumo di biocarburanti nel settore dei trasporti ha raggiunto 16,5 milioni di tonnellate equivalenti petrolio nel 2021, con un aumento del 39% rispetto al 2013. Il biodiesel (composto sia da FAME – esteri metilici degli acidi grassi, che da HVO – olio vegetale idrotrattato) domina il mercato, coprendo il 77% del consumo green nel settore automotive.
Seguono il bioetanolo con un quinto della domanda, il biometano e altri biocarburanti liquidi con livelli ancora marginali.
Sul fronte della produzione, l’European Biodiesel Board (EBB) segnala una stagnazione nella produzione di biodiesel (FAME + HVO) a causa dell’incertezza regolatoria, con un aumento di materiale waste-based come biocarburante: nel 2024 circa il 55% del biodiesel europeo è prodotto da fonti di scarto. Alcuni Paesi giocano un ruolo di leadership: la Germania è tra i più grandi produttori, mentre altri come Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi contribuiscono in modo significativo sia alla produzione che al consumo.
Da un punto di vista normativo, dopo la necessaria calibratura delle previsioni del Green Deal, l’Unione Europea punta, con la direttiva RED III, a innalzare al 45% la quota di rinnovabili entro il 2030, con specifici target anche per il settore dei trasporti.
In questo quadro i biocarburanti avanzati — ottenuti da residui agricoli, oli esausti e scarti vari — sono considerati la soluzione più sostenibile, grazie alla ridotta competizione con la filiera alimentare e al minor impatto su biodiversità e uso del suolo.
La biomassa sostenibile disponibile, stimata fino a 1,2 miliardi di tonnellate, sarebbe sufficiente a coprire il fabbisogno di biofuel nei trasporti entro il 2050, ma trasformare potenziale in disponibilità commerciale richiede infrastrutture, filiere logistiche e garanzie di sostenibilità per evitare concorrenza con la produzione alimentare e impatti sulla biodiversità.
LA CHANCE DEL BIOFUEL
Per l’automotive, i carburanti low carbon permettono già oggi una drastica riduzione delle emissioni well-to-wheel, come dimostrato dal Tour d’Europe, che ha attraversato venti Paesi europei con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul contributo dei carburanti ottenuti da materie prime rinnovabili.
Il tour ha dimostrato che l’impiego di HVO, bioetanolo ed altri blend porta un taglio della CO2₂ fino al 77%, con un miglioramento immediatamente misurabile per il parco circolante esistente. Questo comporta benefici ambientali senza dover aspettare la sostituzione completa del parco auto. La conversione della filiera italiana a Low Carbon Fuels (LCF) richiede investimenti significativi, intorno ai 7,3 miliardi di euro, per modernizzare gli impianti, produrre HVO, FAME ed e-fuels e potenziare la logistica. In confronto, l’esborso equivalente in uno scenario “full electric” è stato valutato nell’ordine di oltre 60 miliardi. Questi numeri suggeriscono che la transizione tramite i biocarburanti può risultare più modulare e meno impattante nel breve periodo per la spesa pubblica. A ciò si aggiunge la questione fiscale: oggi oltre la metà del prezzo dei carburanti è determinato dalle accise, che portano nelle casse dello Stato un ammontare di circa 20–25 miliardi di euro ogni anno. La fotografia finale indica quindi un’Europa che contribuisce per meno dell’1% alle emissioni di CO2₂ generate dal trasporto su gomma, ma che si trova a sostenere il peso maggiore delle politiche di decarbonizzazione. In questo contesto, i biocarburanti appaiono una soluzione immediatamente praticabile, capace di ridurre le emissioni senza mettere a rischio la filiera automobilistica e quella agricola. Tuttavia, solo un approccio integrato — che non opponga l’elettrico al biofuel, ma li consideri complementari — potrà garantire una transizione realmente sostenibile, equa ed applicabile. Rispetto all’elettrificazione, il passaggio ai biocarburanti appare vantaggioso come strategia di medio periodo: ha costi d’investimento iniziali più bassi, comporta benefici climatici immediati e produce minori shock sociali ed economici nel breve termine. L’Europa vede nei biocarburanti non soltanto un mezzo per ridurre le emissioni, ma anche un elemento centrale per costruire un sistema energetico più sicuro, diversificato e sostenibile. Tuttavia, il successo dipenderà dalla capacità dell’Unione di superare le barriere attuali: garantire politiche stabili, rafforzare la tracciabilità e la sostenibilità, nonché pianificare investimenti a lungo termine. Se ben supportati, i biocarburanti potranno dare fin da subito un supporto concreto e socialmente sostenibile alla transizione energetica della mobilità europea.
Articolo pubblicato su Onda Verde (ACI) a novembre-dicembre 2025 da Roberta Mordini



