MERCATO ITALIA, CALA IL VALORE: NEL 2025 PERSI 4,4 MILIARDI

 In Bollettino, Nuovo

Le stime. prezzi quasi stabili.

Frena nel 2025 la spesa di famiglie e imprese per immatricolare nuove auto: 41,1 miliardi di euro contro i 45,5 del 2024, meno 3%.  È quanto emerge dalle prime stime del Centro Studi Fleet&Mobility elaborate col supporto di Q8 Italia e di Texa sulla base dei dati ufficiali Dataforce.

Tutto parte dal raffreddamento della domanda, attestatasi sul -2% ma coi privati quasi a -9. Le società e i noleggiatori hanno compensato in parte, ma dentro i segni “più” ci sono tanti km zero, fatti dalla rete e dai noleggiatori captive per andare incontro alle esigenze dei costruttori. Questa infatti la bussola dell’industria nel 2025: limitare le multe C.A.F.E. aumentando il più possibile le immatricolazioni di auto elettriche e ibride plug-in. Peccato che i clienti non le vogliano e dunque si ricorre alle solite forzature. Inoltre, dopo anni di aumenti furiosi i listini si sono fermati, in qualche caso sono anche stati ritoccati verso il basso, e sono tornate alcune offerte sotto i diecimila euro, almeno in pubblicità: segno che di volumi c’è bisogno.

Il valore medio unitario a 28.700 euro è una contrazione solo dell’1% sempre grazie al mix canali. In attesa delle analisi puntuali che saranno disponibili più avanti, le stime sono di un valore medio per i privati a 26.300 euro, contro i 30.900 delle società e i 31.900 dei noleggi, dove c’è una maggior presenza di vetture di fascia medio-alta.

Il 2025 mostra un’industria in seria difficoltà. Anni di investimenti sbagliati hanno prodotto un’offerta non in linea con le richieste dei clienti. Però adesso gli impianti sono programmati per sfornare vetture a pile e non è semplice né tantomeno rapido riconvertire al motore termico ciò che è stato progettato per le batterie. L’esempio eclatante l’abbiamo avuto con la Fiat 500 ibrida. C’era e vendeva. Poi nel 2024 la genialata di fermarla e sviluppare un pianale diverso per la sola versione elettrica. Risposta dei clienti: no, vogliamo la ibrida. Allora nel 2025 rifai la ibrida ma sul pianale dell’elettrica. Mica è normale, dai.

I costruttori si erano illusi, con arroganza, che i clienti avrebbero acquistato ciò che essi proponevano. È strano che tanti top manager abbiano creduto a un’ipotesi tanto fuori dalle leggi del mercato, eppure è andata così. Ora i buoi sono scappati e la confusione regna sovrana. Mentre una mano chiude gli stabilimenti, con dolore per gli operai e con vergogna per l’azienda, l’altra giura che il futuro sia elettrico. Bipolari? Assolutamente, finché ci saranno vagonate di auto alla spina da piazzare per schivare le multe e ammortizzare il più possibile gli investimenti, in attesa che i cambi di vertice consentano di invertire la rotta.

 

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore il 10 gennaio 2026 a firma di Pier Luigi del Viscovo

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